Non so perche’ ma, forse a causa della continua evocazione della vacanza in questi giorni da bollino nero, ho appena avuto un potentissimo flashback letterario che, dopo quasi mezzo secolo, mi ha precipitato (come la profonda vertigine precipito’ l’adolescente tozziano ai piedi di Ghisola) nel ricordo di un libro quasi dimenticato. Ed eppure fondamentale della mia infanzia: “Due anni di vacanze” di J. Verne.
Era la storia, mi pare, di un gruppo di ragazzi tra i 6 e i 16 anni che naufraga su un’isola deserta e li’, autorganizzandosi, sopravvive per 24 mesi.
Quando lo lessi fu una folgorazione.
Ma la cosa per me oggi interessante e’ un’altra.
Quel libro mi fu, ovviamente, regalato.
Non dai genitori o dai nonni, pero’, bensi’ dalla maestra di seconda elementare. Che io non amavo e per la quale non ho mai avuto particolari sentimenti di affetto o di stima.
Perche’ mi fece quel regalo cosi’ azzeccato e in qualche modo profetico, resta un mistero.
Forse neppure la ringraziai e comunque non abbastanza.
Lo faccio adesso: si chiamava Mormile. Non ricordo il nome. Ma il cognome si’ e anche quella crocchia un po’ severa.
Grazie.