Vivono – letteralmente – grazie ai nostri soldi, ma si permettono di trattarti a pesci in faccia perché si annoiano, o perché lavorando credono di farti un piacere o perché, deprofessionalizzati o aprofessionalizzati come sono, si comportano come se il cliente fosse un suddito o, ben che vada, uno scocciatore.
Parlo dei bancari.
Per carità, non di tutti è ovvio. Ce ne sono di capaci, cortesi, preparati ed efficienti.
Ma forse il sistema non li aiuta a crescere, o forse il turn over forzato tra sportelli diversi li priva delle più elementari regole dell’educazione (di cui molti sono già gravemente lacunosi) e della ricerca della ragionevole soddisfazione del cliente, il quale è, appunto, il babbeo grazie al quale, forse dovrebbero ricordarselo, a fine mese riscuotono un lauto stipendio.
Resta il fatto che è inaccettabile che una zotica scaricatrice di porto camuffata da impiegata di banca si permetta di prendere a male parole chi da oltre 20 anni le affida il proprio benchè scarso denaro, senza peraltro mai dare problemi di capienza né di solvenza.
Risultato: lunedì andrò a chiudere il conto corrente – comunque ampiamente attivo – che da oltre vent’anni intrattengo all’Unicredit, filiale di Viale Lavagnini, a Firenze.
Spero che il direttore ne sia contento. Ora lo avviso.