La Cassazione ha confermato ieri (in modo secondo me ineccepibile, ma ognuno la pensi come vuole) il licenziamento dell’insegnante che nel febbraio del 2018, durante una manifestazione, di fronte alle telecamere aveva insultato le forze dell’ordine e urlato ai poliziotti “dovete morire”.Ma la cosa singolare mi sembra l’ineffabile commento di Cosimo Scarinzi del sindacato Cub Scuola. Leggo su corriere.it: “È passato il principio — ha commentato Scarinzi — che l’insegnante è tale anche se si trova fuori dall’orario di servizio. Una decisione davvero brutta e pesante. Tanto più che a Cassaro sono state accollate anche le spese legali anziché suddividerle tra le parti, come accade abitualmente: una condanna aggiuntiva a una donna senza lavoro. Come se avessero voluto colpirla sul piano personale”. Sul piano personale? E, di grazia, su quale altro piano va colpito qualcuno che perde una causa? La signora ha perso in tutti i gradi la vertenza di lavoro intentata per il mantenimento del posto. Perchè dovrebbe essere a priori la collettività (visto che la controparte è lo stato, cioè noi) ad accollarsi le spese del processo? Ma questi – al di là, ripeto, della valutazione soggettiva dei fatti – come ragionano?