colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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LA PORNOGRAFIA MORTALE

Prima i treni, poi il camion. Ma potrebbe anche essere lo scenario di qualunque guerra o di un naufragio nel Mediterraneo: ovunque, i titoli e le foto di apertura, o subito sotto, tirano in ballo i bambini morti coi loro bambolotti vicino. Quasi sempre, messinscene o comunque forzature.
La cosa più pietosa di tutto questo non è, paradossalmente, la morte delle vittime, ma l’uso da combustibile emotivo che se ne fa e che, facendo leva sul visivo, serve (sì, lo so) a far vendere copie, sollecitare click e fomentare sui social i commenti della gente comune.
Sarà impopolarissimo dirlo, ma mi dissocio radicalmente da questo sistema compiacente che, alimentando i sentimenti istintivi, contribuisce a obnubilare la razionalità, che in queste circostanze dovrebbe essere invece la prima risorsa a cui attingere.

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IL PESCE DI NOME FA WANDA MA IL BOCCALONE SI CHIAMA MAURO

Ma se voi foste un dirigente di calcio, o anche di un qualunque altro settore purche’ iperprofessionistico e miliardario, lo prendereste sul serio un interlocutore che lascia il suo procuratore e affida gli interessi professionali alla moglie-soubrette fino a prova contraria del tutto digiuna di dinamiche calcistiche?
A me gia’ questo basterebbe, a prescindere da torti o ragioni, per perdere ogni fiducia nel giocatore e nelle sue capacita’ di discernimento.
E se fosse una pantomima, anche peggio.

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CRONACA BREVE DI UNA COPROGIORNATA

Ci si addormenta con le notizie dal Bangladesh, ci si sveglia con malessere che perdura tutto il giorno, si perde il palio per un pelo e la partita coi mangiacrauti al decimo rigore.
Se le disgrazie non vengono mai da sole, speriamo almeno che adesso siano finite.

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BUD SPENCER E LO SPAGHETTI-FUNERALE

Sono stato sinceramente addolorato dalla morte di Bud Spencer, fedele compagno di risate per quelli della mia generazione.
E’ stato bello in questi giorni vedere le manifestazioni di affetto verso l’attore e anche il rilievo che i media hanno dato alla sua figura e alla triste notizia della sua dipartita.
Leggo però adesso (e non ho motivo di pensare che sia una bufala) che le esequie si svolgerebbero al suono di “Dune Buggy”, la colonna sonora (bruttina) di un omonimo film minore (anche nel suo genere) composta dagli Oliver Onions, cioè Guido e Maurizio de Angelis.
La trovo una cosa grottesca e di un cattivo gusto inarrivabile, tipico della deriva funebro-pacchiana che ormai attanaglia i costumi italiani, quella dei trasporti-show con applausi, voli di colombe, gente in maschera volontaria e involontaria, carrozze ed altri orpelli sintomo della natura piombante del nostro declino.
Se il buon Bud fosse vivo, tirerebbe prima un lungo sospiro gonfiando le froge e poi li prenderebbe tutti a cazzotti, come i banditi camuffati da frati in “Continuavano a chiamarlo Trinità”.

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I PRIMI EFFETTI DEL BREXIT

Effetto 1) esplosione del cicaleccio per sentito dire da parte di chi, nulla conoscendo dell’argomento, si affida a reazioni isteriche accusando gli elettori britannici di essere ignoranti, cioe’ come lui;
Effetto 2) alzata di scudi della stampa conformista che cerca di attenuare in occhielli e catenacci il catastrofismo di facciata ostentato nei titoli, ma non sostenibile negli articoli (in cio’ eccelle, non a caso, il Corriere);
Effetto 3) atterrimento degli eurocrati che, come tarantolati, sono in preda a un attivismo che mai si era visto nei precedenti soporosi quarant’anni;
Effetto 4) smarrimento dei vacanzieri compulsivi che si erano interessati alla questione solo per capire se andare in ferie in GB col Brexit sarebbe costato meno o no: siccome tutti dicono di si’, ma la sterlina crolla, non sanno che pensare.

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L’OVINO INCEDERE DELLA MANDRIA PARABALNEARE

Firenze, davanti Palazzo Medici-Riccardi. Un rumoroso gregge di denti di Jimmy in rigorosa tenuta da ombrellone si avventura verso la spiaggia libera del Duomo. L’armento consta di circa 25 soggetti di ambo i sessi. Contate 16 paia di infradito, 9 prendisole e 6 costumi da Un Mercoledi’ da Leoni. Resto in attesa dell’onda, quella grossa, che li travolga tutti.

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IL SUPERENALOTTO HA LA VOCE DEL GOLEM, MA EBETE

Gioco i soliti, inutili 5 euro alla lotteria e, sotto l’occhio imbarazzato del tabaccaio, dalla macchinetta esce una voce dal tono demente e inspiegabilmente ilare che mi informa di quanto ho appena fatto: “Hai giocato al superenalotto!”, enfatizza garrula.
Mi chiedo d’acchito, violazione della privacy a parte (e se volessi far credere di essere lì solo per comprare un foglio protocollo?), chi sia l’imbecille che ha ideato questa trovata e quale ne sia il senso.
Non è un incentivo al gioco (ho già giocato). Non è un’informazione utile (vuoi che non sappia che ho appena giocato?). Non mi resta che pensare all’ennesima appendice di quella detestabile deriva che tende a considerare tutti, quindi a dipingerci e perciò pure a trattarci da bambini. Ovvero, essendo noi adulti, da rimbambiti.
Allora ci rifletto un attimo, mi guardo intorno e mi domando se devo davvero indignarmi.

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LA NAUSEA (SENZA SARTRE)

Annuncio ufficialmente che la nausea incontenibile provocatami nelle passate settimane dalla patetica concitazione preelettorale sta ora, con la patetica concitazione dei commenti postelettorali, virando in vomito.

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I DILETTANTI DELLA VITA

Fanno una cazzata a 26 anni e dicono: “Ma avevo solo 26 (due-sei) anni!”. Stanno coi genitori fino a 40 e dicono: “Ma ho solo 40 anni”. In teoria vorrebbero sposarsi ma per scansare le responsabilità convivono fino a 50 e dicono: “In fondo ho appena 50 anni”. Arrivano a metà della vita e per priorità hanno solo pensare a cosa fare nell’altra metà perchè sono ancora indecisi, il lavoro è sempre svogliato perchè considerato un impiego “di passaggio”, la settimana è una parentesi tra le parole “week” e “end”. La professionalità? Si dimostrerà quando avremo trovato la professione giusta. La vita come un balocco.
Poi arrivano alla vecchiaia e si deprimono perchè la festa è finita.

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PAUL KOSSOFF E LE DOMENICHE DI PRIMAVERA

Paul Kossoff, la chitarra dei Free, e’ morto d’overdose nel ’76 (mi pare).
Ma oggi l’ho risentito per radio. E certi riff di “Fire and water” si abbinavano alla perfezione col tramonto chiantigiano. Non chiedetemi perche’, ne’ che c’entra. Si abbinavano e basta. Il suono secco dei Free stava bene con la morbidezza cromatica della campagna di maggio.
Sono stati un grande gruppo.
E’ stato sorprendente risentirli al tramonto.
Del resto, furono protagonisti del Festival di Wight, il tramonto del mondo hippie.
Tramonto caldissimo, come scrisse Bertoncelli.