colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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PENSIERINO GIORNALISTICO SERALE

Si può pensare tutto il male possibile dei giornalisti italiani, del giornalismo italiano e dell’istituzione che li raccoglie, cioè l’OdG (nè si può dire che io sia tenero verso la categoria, i millanta articoli scritti in materia sul mio blog cantano), ma resta incomprensibile perchè ci sia gente che, palesemente digiuna di qualsiasi rudimento in materia, pontifichi sulla materia medesima, dicendo sciocchezze sesquipedali al cospetto di cui, lo ammetto, è difficile non reagire.
Il tutto, poi, non tra le semisorde mura del bar generalista di FB, ma in gruppi di specializzazione che, ovviamente, hanno un’attenzione e una conoscenza del merito contro le quali è difficile argomentare senza basi solide.
Il bello è che chi, temerariamente avventuratosi in terre ignote, esce per forza di cose bastonato dal confronto, prova poi a vendicarsi in privato coprendo la categoria di contumelie.
Non c’è che dire: il mio sarà pure un mestiere impopolare, ma rimane non per tutti.

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SEMPRE MEGLIO CHE FAR FINTA DI LAVORARE

Lo chiami sabato e dice che é sabato e bisogna sentirsi lunedì, anche se potrebbe benissimo parlare subito. Lo chiami lunedì e dice che è lunedì, ha tutti addosso e agenda nel caos, risentiamoci a metà settimana. Lo richiami mercoledì pomeriggio, nel mezzo preciso della settimana da lui indicata, e lui dice che ormai é mercoledì e bisogna andare alla prossima perché questa é già piena, sentiamoci sabato mattina così si fissa per il lunedì successivo.
Morale: o vuole perderti come cliente o lui non lavora, ma fa solo finta.

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L’ANTIMOBILITA’

La mobilita’ e’ considerata una delle nostre grandi conquiste. Ci si sposta facilmente per brevi e lunghe distanze in poco tempo, poca spesa, pochi rischi. Si fanno in un giorno km e cose che anche 50 anni fa parevano impensabili.
Una fortuna di cui anch’io ho abbondantemente e proficuamente approfittato.
Eppure piu’ vivo e piu’ mi accorgo che spostarsi lacera, divide, toglie continuita’, concentrazione, linearita’ alla vita e al lavoro.
Segno che probabilmente sto invecchiando o che, forse, si gira a vuoto molto piu’ spesso di quanto non si creda?
Temo che le risposte siano ambedue affermative.

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LEGGENDE DIGIMELOSANITARIE

Sala d’aspetto dell’Asl, un tipo bestemmiando sbraita al cellulare. Un’addetta gli spiega che disturba e che non si può usare il telefono. Una donnina dalla suoneria rumorosa rumorosamente risponde a una chiamata. Stessa scena.
Vicino, una taciturna pensionata scuote la testa in silenzio e aspetta.
Dopo un po’, pero’, comincia a dare segni di noia.
Allora prende il cell dalla borsa, dice all’addetta “Tranquilla, non telefono!”, da’ di gomito all’amica a fianco e via youtube fa partire a tutto volume il video di una romanza d’opera.
Melomane o melomaniaca?

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LA DOMENICA POMERIGGIO E’ DIVENTATA SABATO

Il passerotto non ha dato retta a Baglioni e se n’è andato via, ma poco lontano. Dal sabato pomeriggio di attesa e tedio si è appollaiato infatti, e in pianta stabile, sulla domenica.
Attesa (meno) e tedio (di più) sono però rimasti immutati.
Il calcio spezzatino regala quattro partite da preliminari di Coppa Italia. La Formula F(arsa) Uno dona noie indicibili nonostante le trovate più amerikane e sceme per ravvivare lo “spettacolo” (a me questa storia che lo sport debba essere spettacolo sta sulle palle, lo spettacolo è al circo).
Alle 18 (orario del cazzo anche di sabato, figuriamoci di domenica: ma perchè, forse per non disturbare il sonno automobilistico?) c’è guardie e ladri, al secolo Inter-Juventus. Chi siano i ladri si sa.
Fuori piove e l’autunno si annuncia, quindi niente scampagnate settembrine.
“…so sunday sat / on the the saturday sun / and wept for a day / gone by…” (Nick Drake).

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ELOGIO DELLA BANALITA’

Sara’ che sono di cattivo umore, sarà che è un periodo difficile, ma le molte banalità che stamattina mi sono state notificate via FB mi hanno fatto, tra una grana e l’altra, riflettere.
Superata la momentanea irritazione, ho cominciato a chiedermi in che consistesse la banalità di ciò che leggevo.
E mi sono dato una risposta che é, e forse a molti suonerà, essa stessa banale: la banalità non sta nelle cose in sé, ma nel modo.
Nel modo di concepirle o di esporle o di valutarle o di collocarle.
Una gita domenicale fuori porta, ad esempio, non é banale, lo diventa se non si coglie ciò che può dare.
Ma il problema vero é che, rileggendomi, mi trovo banalissimo!

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BERCI TRANVIARII

Sul pulmino pubblico senese a 12 posti (tutti occupati) dove mi trovo, una donnina riferisce a un’amica, con voce e audio altissimi, alcune sue vicende familiari piuttosto riservate. L’autoindiscrezione sui mezzi di trasporto non e’ certo una novita’ e raggiunge il culmine della maleducazione in treno.
Ma li’, almeno (e con i rischi connessi), si e’ quasi sempre tra estranei.
In una piccola citta’ invece, dove tutti si conoscono o possono conoscersi per interposta persona, l’eventualita’ di far sapere agli altri, ammesso che gradiscano, i fatti propri e’ quasi una certezza.
E quindi l’autogol e’ piu’ grave.
Come mai la gente non lo capisce?

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STATISTI(CI)

Secondo la callida-ma-spiritata giornalista di SKY Alessia Tarquinio quelli che si occupano di statistica sono chiamati statisti.
Dessimo retta a questo teorema, Renzi sarebbe un insegnante di aritmetica all’asilo.
Sulla Tarquinio mi taccio.

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FACARD O FUCKHARD?

Ricevo l’irritante notifica che una certa funzione “Facards” (omen nome) mi ha inviato un bacio, con allegato cuoricino.
Un bacio? A me? Da tale Facard? Clicco e scopro che è la solita, insolente funzione che, ipsa dicit, “esamina il mio profilo FB per capire cosa è per me più interessante” o qualcosa di simile.
Fuckhard Facard!

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ANNUNCIO UFFICIALE

Oggi, giorno del suo teorico 70° compleanno, è il momento giusto per annunciarlo ufficialmente: ho sempre detestato Freddy Mercury in tutte le sue manifestazioni, vocalizzi compresi, e i Queen, di cui non ho mai sopportata la musichetta commerciale spacciata per arte ma, al massimo, buona per nostalgie generazionali Abba-style.
Ah, che liberazione.