colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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MANIACI DELLA “FOTOCOPIA” DEL TELEFONO

C’era un tipo che si vantava di non far fare copie, bensì “fotocopie” delle chiavi di casa. Copie cioè, secondo lui, infinitamente più perfette di quelle normali. Uguali identiche, addirittura migliori, forse. In grado di aprire qualsiasi serratura e magari perfino di farla aprire da sola, per induzione, senza infilare la chiave nel buco.
Appartiene alla stessa cultura chi pensa che il cellulare sia la “fotocopia” del telefono: un telefono inesorabile, infinitamente più preciso, che scova, stana, individua e contringe il ricercato a rispondere anche se e quando non può, non vuole, non sa, non c’è.
La “fotocopia” del telefono è una sorta di gendarme, lo strumento che apre ogni pur sordo orecchio e obbliga a qualsiasi più inopportuna conversazione.
L’utilizzatore medio della telefono in fotocopia ha un codice comportamentale costante: chiama, chiama a ripetizione, chiama cinque, dieci, venti, cento volte a distanza di pochi minuti, certo che non sia possibile che tu non voglia/possa rispondere. Secondo lui, tu devi rispondere. Se non rispondi, è solo perchè non senti. Quindi meglio insistere.
Mica gli salta per la mente che forse stai domendo, o lavorando, o facendo la doccia, o parlando con altri, o trombando, o sei al cinema, o a un funerale, o dal medico, o sei febbricitante, agonizzante, morto.
Lui, imperterrito, richiama.
E io, imprterrito, non gli rispondo per un tempo geometricamente proporzionale alla sua insistenza.

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FIRENZE ALLUVIONATA DAL DI DENTRO: CHI E’ IL LADRO?

Stavolta nessuno potrà dire governo ladro, visto che la responsabile della grottesca alluvione dall’interno subita da Firenze è la partecipata.
Le cui nomine sono politiche, quindi non vedo neppure come si possa pretendere che un disastro di queste proporzioni (e che sarebbe successo se il crollo fosse stato in pieno giorno?) non abbia responsabili politici e non presti il fianco a strumentalizzazioni politiche.
A me però, che non sono un tecnico e di acquedotti o condutture capisco il giusto, la cosa più grave, anzi inconcepibile, pare un’altra: visto che la fuoriuscuta torrenziale d’acqua dai tubi rotti è cominciata già verso mezzanotte (video manent), creando evidentissimi e dilavanti ruscelli sul marciapiede, come è possibile che a nessuno sia venuto in mente non dico d’intervenire, ma di controllare, verificare, transennare? Vigili urbani, tecnici, assessori, tutti “fuori stanza”, oltre che fuori di cervello, anche se arrivano segnalazioni e foto dei cittadini?
E’ sinecura, irresponsabilità, senso di impunità, menefreghismo o solo imbecillità?
No, perchè una spiegazione logica, oltre che tecnica, ci dev’essere.

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IL RIGIRO D’ITALIA A DUE RUOTE

Alla cronoscalata del Giro un gruppo di dementi esibizionisti in parrucca, maglietta da calcio e mutande, insegue sbraitando i corridori nel tentativo di intercettare l’obbiettivo della telecamera.
Al GP d’Italia del Mugello, detto Mugiallo, tifosi dementini di Valentino fischiano il vincitore Lorenzo che ha fatto qualcosa che, se l’avesse fatta Rossi, gli starebbero gia’ costruendo un monumento priapo-equestre con l’avallo della stampa embedded.
La terra dei cachi.

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AUGURIO DI NAUFRAGIO

Auguro naufragio su fondali abissali al traghetto Aethalia Portoferraio-Piombino della Toremar delle 17.00, con salvataggio di passeggeri e equipaggio ad eccezione dell’ufficiale o marinaio imbecille che mi ha visto salire ma ha sottratto la passerella quando ci ero quasi sopra.
Se si salvasse, gli auguro di affogare nel proprio liquame pari al volume di mare del canale di Piombino.

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IL BUROCRATE FUORI STANZA E L’UFFICIO (B)URP

Trovo sul cellulare una chiamata a cui non ho risposto. Viene dal centralino di un comune del senese (non quello in cui vivo). Non ho idea del motivo della telefonata, quindi li richiamo. I vigili urbani (pensavo a una multa) non mi hanno chiamato. A turno allora chiamo, ovviamente in pieno orario di ufficio, tutti gli interni che lo zelante, ma quasi inudibile disco del centralino stesso suggerisce, ma o non risponde nessuno o nessuno ne sa nulla. Chiamo infine l’URP, che non sta per rutto tronco, ma per ufficio relazioni con il pubblico. L’impiegata dice che, ovviamente, nemmeno lei ne sa nulla. Chi può essere, chiedo? E lei: non lo so. Bene, dico, allora che suggerisce? Lei: la richiameranno. Io: sarà, ma la chiamata è di lunedì, oggi è mercoledì e nessuno mi ha cercato. Lei (innervosendosi): mica vorrà che giri tutti gli uffici chiedendo chi l’ha cercata? Io penso: a parte che essendo i vostri uffici al massimo sei ed essendo lei l’urp, potrebbe anche farlo. Poi dico: guardi che sono io quello cortese che sto richiamando dopo essere stato cercato, non il contrario, quindi che posso fare di più? Lei: niente. Burp.

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L’UVA DELLE FOXES E I VOLPINI DEL CALCIO

Il Leicester di Claudio Ranieri ha vinto il campionato inglese. Ne siamo tutti felici, io per primo.
Ma dopo aver visto, nell’arco di sole 12 ore, la lattaia all’angolo diventare ultras, il tipo che si vantava di non aver mai assistito a una partita vergare su fb pensose articolesse sullo spirito del calcio riscattato e epinici televisivi da infotainment pomeridiano spinto – tutti fenomeni che temo dureranno settimane – spero che trovino subito che sotto c’era qualcosa di losco e sospendano l’attribuzione del titolo almeno fino al prossimo autunno, così gli italiani potranno calmarsi.

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“NE’ SCIACALLI, NE’ COLOMBE”

L’ha detto Renzi commentando il momento di ovvia tensione susseguente agli attentati di Bruxelles.
Peccato che confonda i falchi, che sono uccelli rapaci, con gli sciacalli, che sono mammiferi predatori ma soprattutto mangiatori di carogne.
Ora, non pretendo che il premier conosca nel dettaglio la zoologia, ma forse sapere che gli uni volano e che gli altri camminano sarebbe necessario.
E magari sapere anche che una cosa è un animale che va a caccia di prede e un’altra uno che mangia animali già morti.
Insomma ha detto una cazzata.

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QUESTO SI’ CHE E’ GIORNALISMO ROCK!

Altro che Abdeleslam e l’attentato a Istanbul.
Il Corrierone ci fa stramazzare con lo scoop acchiappacitrulli del secolo: che è successo a Bruce Springsteen? Ora che ha 67 anni non sembra più quello di quando ne aveva 27. E’ smagrito, invecchiato, ha le rughe…strilla in homepage, nel colonnino di destra dedicato a sport, lifestyle e cazzate, ma comunque accanto ai funerali di Varani e all’aereo russo caduto a Rostov.
Ora, capiamoci: va bene che l’infotainment imperversa, che la gerarchia delle notizie non esiste più, il buon senso e quello del ridicolo nemmeno, che per un click si dà il proprio regno, ma c’è modo e modo.
Attirare l’attenzione dicendo che un settantenne ha un aspetto diverso da un trentenne mi pare un insulto a se stessi mentre lo si scrive…
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QUI CI VOGLIONO CALMA E INPGIegno

 
Bene, ieri si è finito di votare per l’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti, e oggi abbiamo i risultati. Tutto come da copione: affluenze ridicole e trionfo del gioco di partiti e di correnti, senza che purtroppo i gorghi di quest’ultime travolgessero tutto (ma non è ancora detto).
Mi sono accuratamente astenuto sia dal candidarmi (ci sarebbe mancato altro), sia dal fare campagna elettorale: mi sono limitato, quando potevo o se me lo chiedevano, a suggerire il nome di alcuni candidati che conoscevo e che stimavo, a prescindere dalla parrocchia di appartenenza e sempre ammesso che ne avessero una.
Qualcuno è stato eletto, con un numero di voti tale da farmi escludere che il mio appoggio abbia in qualche modo contribuito.
Comunque buon per loro, sono persone per bene.
Sul resto invece mi taccio.
L’unico sollievo è pensare che, vista l’inevitabile catastrofe finale, un altro passo è stato fatto e che un altro dente ce lo siamo tolto.
Poi, si salvi chi può.
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MORRICONE E LA MASCHERATA DELL’OSCAR

Tutti a scrivere che era ora che gli Oscar si ricordassero di Morricone.
Dissento.
Morricone è, ovviamente non da ora, molto più grande delle mascherate dell’industria americana del cinema, di cui la statuetta è espressione.
E quindi non c’era certo bisogno del soprammobile kitsch per sancire la grandezza del compositore, consolidata in decenni di capolavori intrinseci e tali a prescindere dal committente.
Volendo vederla in bene, questo riconoscimento che arriva dopo 50 anni è casomai un oltraggio.
Infine (non si dovrebbe dire, ma io non sono politicamente corretto), certi premi di grande eco mediatica planano da noi proprio quando altre e più complesse ragioni di geopolitica fanno pensare che i reali motivi dell’attribuzione siano altri.