colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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GLI INSTAGRAMISTERI

Per mesi amici e colleghi mi hanno ammorbato con quanto fosse ganzo Instagram, che io nemmeno sapevo di preciso cosa fosse.
Per non passare da patetico e antiquato, mesi fa aprii un mio account che, continuando a non capire né a che servisse Instagram, ho lasciato in sonno per un altro semestre buono, senza ovviamente postare nulla.
Poi, un giorno, mi arriva il messaggio che ho un nuovo follower. Sempre su Instagram, si capisce.
Stupore.
Dopo aver acceduto (praticamente a caso, credo via fb: non ricordavo la procedura), con altrettanto stupore scopro di avere alcune centinaia di seguaci, nonostante l’account sia rimasto da sempre ostinatamente vuoto.
Stupefatto, provo a spippolare e dopo molti tentativi riesco a postare una foto (mi dicevano che Instagram serve a questo ma, ripeto, il senso?).
Pochi secondi ancora e, meraviglia!, arriva il primo (mi è stato fatto giustamente notare: grazie Angela!) “like”.
Ne seguono a ruota altri, alcuni da sconosciuti.
Ma come fanno a sapere che ho postato qualcosa? E perché stanno lì? E che interessa loro delle mie foto? E in generale che interesse possono avere per chicchessia due estemporanee messe lì per prova?
Qualcuno mi aiuti a capire l’arcano!

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CORSI, RICORSI, RICORRENZE, GRATUITA’, GIORNALISTI, BLOGGER

.Sull’onda di una sconcertante polemica, in corso altrove, sull’abusatissimo ma sempre attuale argomento del cortocircuito giornalisti-informazione-impresa-blogger, ripesco un mio post (qui) sul tema pubblicato quattro anni fa, quasi tondi.
Tempo evidentemente trascorso invano.
Unica puntualizzazione: anche il blogging è una forma di autoimprenditoria e si suddivide in due sottogeneri. Quello di coloro che fanno utili godendo (e magari solo divertendosi) e/o ricavando benefici/beni materiali e quello di coloro che invece, come si dice, spiccano fattura o comunque percepiscono compensi in denaro. In nessuno dei due casi però si tratta di giornalisti, quindi non c’è concorrenza sleale dei primi verso i secondi, solo diverse deontologie (o meglio deontologia dei giornalisti da una parte e nessuna deontologia, peraltro non prevista, dall’altro). La vera concorrenza sleale è tra i giornalisti che scelgono (e quindi possono permettersi) di lavorare gratis o a prezzi simbolici e chi, invece, non potendo permetterselo, per vivere ha bisogno di ricevere dagli editori compensi veri. Ma siccome lavorare gratis o quasi non è lavoro, bensì hobby o volontariato, nel primo caso non si può parlare di professionalità, in quanto questa prevede (“attività pubblicistica regolarmente retribuita”: lo dice la legge, non io) anche la redditività dell’attività svolta. Verità solare per chi la professione la fa davvero, vaga invece e intrisa di molta teoria per chi campa d’altro, ma poi fa finta di fare il giornalista.

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PORNONIMIA

Niente contro chi ha la sfortuna di avere genitori che ti danno nomi bislacchi, ridicoli o punitivi. Ma dalle cronache apprendo che la sorella meno bella di Ilary Blasi si chiama Melory. Melory?

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GP DI AZERBARBAGIANNIJAN

La noiosissima F1, che ormai andrebbe abolita o declassata al livello del wrestling, sta dando l’ennesima dimostrazione di comicità involontaria.
Paese improbabile, circuito esplicitamente disegnato per fare da spot turistico, pieno di strettoie ridicole che cercano di imitare Montecarlo senza averne – nè possibilità di averne – il fascino, la tradizione e l’unicità.
Infinite interruzioni con l’intervento della pallosissima safety car, il tutto senza neppure vedere i fuochi artificiali tipo F3 di una volta: ipertecnologia, direzione di gara superciliosa, voyerismo acustico, telemetrie e patetici scambi radio, gare in notturna o a orari ridicoli per assecondare il fuso orario di luoghi esotici che trasformano una gara di auto in un videogioco a cui si assiste a distanza.
Il tutto con piloti superprofessionisti miliardari che poi ogni tanto s’incazzano e si fanno i dispetti. Ma nessuno che scenda e prenda davvero a cazzotti l’avversario.

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CON LA RISSA SENZA ROSSO SI RUSSA

Ieri sera, Italia-Germania under 21. Gol azzurro, lieve ostruzionismo tedesco, vola qualche spinta con un piccolo parapiglia. Nulla di eclatante. Ma il telecronista RAI: “Rissa”. Boh, quale rissa (due soli ammoniti e poi tutto tranquillo)? Hp del Corrierone di oggi: “Rissa sfiorata”. Va già meglio ma nemmeno c’è stato lo sfioramento. Ariboh! La volta che si picchiano davvero, che fanno? Dicono che l’Italia ha dichiarato guerra alla Germania?

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BUONGIORNO CALABRONE

Quando fa caldo dormo con le finestre completamente aperte e, quindi, la mattina la luce dell’alba mi sveglia presto.
Ho notato che, con puntualità svizzera, ogni giorno alle 6.30, mentre gli uccelli già cinguettano e il resto per fortuna tace, un grosso calabrone ronzante viene a farmi visita.
E’ molto discreto: si affaccia appena, si guarda intorno curioso restando sulla soglia, rimane sospeso per qualche secondo e poi se ne va, riprendendo la sua strada.
Non so se fa così perchè è simpatico o se, la prima volta che è venuto, ha notato il cuscino che brandivo minaccioso, ma direi che abbiamo raggiunto una buona, cortese convivenza.
Mi scuserete se, per ragioni ovvie, non allego foto dimostrativa.
PS per il ladro che sbircia sui profili della gente allo scopo di carpire abitudini e opportunità di “lavoro”: sappi che la finestra è a 10 mt da terra, non ci sono pluviali su cui arrampicarsi e, soprattutto, dispongo di strumenti rumorosi a lungo raggio, assai più dissuasivi di un cuscino. Capisc’a mme.

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LE ANNESSIONI INDEBITE

Vabbè che oggi tutti si accaparrano tutto e pur di fare propaganda chiunque racconta le sciocchezze che vuole a un uditorio bue che spesso ci crede, ma sfogliare un libro fotografico sulla Maremma e scoprire che tra i monumenti immortalati c’è l’abbazia di San Galgano fa ribollire il mio senso della storia e della geografia.

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RELICS

Revisionando vecchi cd senza titolo nè oggetto ho trovato lo spezzone di una ridicola trasmissione del 2010 prodotta da Endemol, “Real Tv”, in cui promotori farlocchi e architetti farlocchi propongono investimenti immobiliari farlocchi a clienti farlocchi.
Il bello è che tra le strutture fittiziamente messe in vendita e doviziosamente illustrate con un collage farlocco di spezzoni farlocchi di case farlocche, c’è pure casa mia, con tanto di nome. Ed offerta in concorrenza con un’altra, ovviamente altrettanto farlocca, in loc. San Guzmè (sic!)…
Leggenda…