colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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RAFFINATE STRATEGIE COMUNICATIVE

Il trombone impugna il microfono, autocita le proprie imprese, tira fuori di tasca un documento che definisce “riservato” ma anche gia’ “condiviso” da almeno una cinquantina di persone, pretende quindi di leggerlo davanti a un altro centinaio (giornalisti compresi) e una telecamera. Poi, rifiutando di consegnarlo, lo reintasca al grido di “senno’ poi escono i comunicati stampa” (?) e se la fila di soppiatto.
Genio.

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UNA PIETRA TOMBALE SUL MENEFREGHENDUM

Dedico questa canzone leggendaria, da uno dei cinque più bei dischi mai incisi, a tutti quelli che si tuttora accapigliano sui miseri destini postreferendari, senza pensare che “ora anche gli angeli sono cresciuti / vedono che il sole tramonta in fretta / e scorgono alle mie spalle / il paradiso di cui è intrisa la luce del passato / giacciono accanto a me / per dormire sul ciglio della strada fino al mattino / dove sanno che potranno trovarmi / con la mappa del mio destino / che si srotola pian piano”.

In my early years i hid my tears
And passed my days alone
Adrift on an ocean of loneliness
My dreams like nets were thrown
To catch the love that I’d heard of
In books and films and songs
Now there’s a world of illusion and fantasy
In the place where the real world belongs
Still i look for the beauty in songs
To fill my head and lead me on
Though my dreams have come up torn and empty
As many times as love has come and gone
To those gentle ones my memory runs
To the laughter we shared at the meals
I filled their kitchens and living rooms
With my schemes and my broken wheels
It was never clear how far or near
The gates to my citadel lay
They were cutting from stone some dreams of their own
But they listened to mine anyway
I’m not sure what i’m trying to say
It could be i’ve lost my way
Though i keep a watch over the distance
Heaven’s no closer than it was yesterday
And the angels are older
They know not to wait up for the sun
They look over my shoulder
At the maps and the drawings of the journey I’ve begun
Now the distance leads me farther on
Though the reasons i once had are gone
I keep thinking I’ll find what I’m looking for
In the sand beneath the dawn
But the angels are older
They can see that the sun’s setting fast
They look over my shoulder
At the vision of paradise contained in the light of the past
And they lay down behind me
To sleep beside the road till the morning has come
Where they know they will find me
With my maps and my faith in the distance
Moving farther on

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NON TENETEMI IN ANSIA UN’ALTRA VOLTA!

Ieri sera avevo vitale bisogno di sapere se, oltre ai 7 milioni di italiani che l’avevano già meritevolmente reso noto su FB, anche i restanti 58 milioni avevano votato o no.
Per me, ve lo giuro, era questione di vita o di morte.
Non resistevo.
E ora, lo giuro, non resisto se ogni singolo italiano non mi relaziona al più presto circa la sua finissima analisi sull’esito del voto referendario.
Del resto, l’argomento sta inspiegabilmente passando sotto silenzio sulla stampa, la radio, le tv, i social.
Sarà un complotto?
Quindi per favore, cari concittadini, mandatemi di nuovo un sms, un bigliettino, un pizzino, un fattorino, un ambasciatore, un’email, una notifica su twitter, un segnale di fumo, un messaggio in alfabeto morse, una raccomandata, una prioritaria, un telegramma, un anagramma, un ideogramma, un ologramma e fatemi sapere che pensate sull’esito delle urne! Ma dettagliatamente, eh?
Ci tengo, davvero.
Grazie, S.

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RICOMINCIO DA TREDICI

Mesi fa giurai che avrei inesorabilmente bannato tutti quelli che, tra i miei duemila amici di FB, mi avrebbero trifolato i cosiddetti con l’insopportabile argomento referendario, al quale – come qualcuno ha notato – in questi mesi ho riservato il massimo del più dispregiante silenzio.
Approfitto della giornata odierna, rassegnato al cicaleccio che riprenderà altrettanto insopportabile alle 24.01 di stanotte, per confermare con qualche sollievo che, salvo errori, sono stati tredici i virtuosi capaci di astenersi dall’odioso argomento.
Ne consegue che bannarli per tardive resipiscenze, o meglio per tardivi autolesionistici commenti, sarà, oltre che immediato, rapido!

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SCUOLE DI GIORNALISMO, DI GEOGRAFIA O DI AGIOGRAFIA?

Perla appena intercettata nell’ineffabile sommario di corriere.it: “La cessione delle due case (vinicole, ndr), per un prezzo di 62 milioni complessivi, include i vigneti, gli impianti e i magazzini ad Alghero, e a San Giminiano”. Punteggiatura a parte, si capisce. E meno male che non è Geminiano (si è visto anche quello, eh?).

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SONO COSE BELLE

L’Inps (l’Inps, non so se mi spiego) avrebbe pretese di accuratezza.
E siccome oggi è di moda digitalizzare e tecnologizzare tutto, senza alternative, anche alla faccia di mia madre che non ci capirà mai niente, pure il leviatano previdenziale nazionale si adegua.
Per farla breve, devo fare una verifica su certe mie posizioni. Telefono? Sportello amico? Macchè: devo accedere al sito e, allo scopo, ottenere un codice segretissimo che nemmeno cia e kgb. Te lo mandano come una volta si mandavano i soldi con cui si pagavano i sicari per gli affari sporchi: mezze banconote (nel senso di divise a metà) subito e mezze poi, a lavoro finito. Così il codice arriva in due tranche: mezzo per posta e mezzo per sms. Se non hai il telefonino o non lo sai usare, cazzi tuoi.
Comunque, faccio richiesta. Anzi, la faccio fare dal mio commercialista. Arriva sms di richiesta ricevuta.
Dopo 24 ore mi squilla il telefono. Numero anonimo.
E’ una voce da un vociante call center stile Belgrado o Tirana o Dehli.
Mi intima di rivelare le mie generalità.
Io (irritato): ma chi parla?
Lui: è l’Inps. Mi dica la sua data di nascita.
Io: ma siamo sicuri che sia l’Inps? Il numero è anonimo.
Lui: se non si fida, controlli.
Io: e come faccio a controllare?
Lui: lo saprà se ha fatto richiesta di pin all’Inps, no?
Io: certo che lo so, ma come faccio a sapere che sto parlando con l’Inps? E poi perchè mi chiama? Aspettavo un sms.
Lui: devo verificare le sue generalità e vedere se i dati collimano col fisco.
Io: ma che c’entra?
Lui: senza questa verifica non posso procedere.
Gli dico la mia data di nascita.
Lui: indirizzo!
Glielo dico.
Lui: non torna, lei me lo pronuncia con tre parole e a me ne risultano due.
Io: la scrittura corretta è di tre parole, in ogni caso il posto è lo stesso, suona identico e si legge identico.
Lui: devo controllare.
Io: quindi?
Lui: la richiamo.
Passano 24 ore e arriva un sms: per la sua richiesta la invitiamo a contattare il nostro call center 803.164 o a accedere a www.inps.it.
Dunque: il numero c’è ma è troppo faticoso farlo comparire sul display quando ti chiamano. E siccome non hai il pin, non puoi accedere al sito. Kafka esulta.
Io spero vadano tutti in pensione al più presto, ma senza pensione.

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CHI FA DA SE’ NON FA PER TRE

CHI FA DA SE’ NON FA PER TRE.
Di fronte a minotaurica incazzatura e susseguente email di protesta, la voce bulgara del servizio clienti di Tre (gestore telefonico che, visto il comportamento, forse si chiama così perchè ispirato al giochino delle tre carte caro ai mariuoli) diventa miracolosamente italiana.
Un passo avanti?
Nel comprendonio di sicuro, nella cortesia formale pure.
Peccato che provino comunque a fregarti.
Tu, da persona civile, gli dici: lasciamoci senza rancore, vi pago il traffico che ho prodotto e tanti saluti, ma loro che fanno?
Ti lasciano a candire per due settimane dopodichè ti richiamano per dirti che “non ce la fanno” a non pretendere le penali per una rescissione di contratto attribuibile, come detto, solo a loro disservizi e quindi a giusta causa.
Sono stati sfanculati in italiano e pure in bulgaro.

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PETER GABRIEL MI E’ ANTIPATICO…

…fin da quando lasciò i Genesis a avviò un’ambigua carriera solista. Mai piaciuti troppo i suoi dischi. Detestati certi suoi celebrati successi (“Shock the monkey”: chi, lui?). Nel 1980 al Quercione delle Cascine, tuttavia, andai a vedere il suo concerto. Eravamo io e Ernesto De Pascale, all’epoca ambedue a Radio Luna. Chissà perchè non c’era Stefano Loria (Stefano, ti ricordi?), anch’egli del gruppo. Meglio del previsto, il concerto. Nel backstage intervistai e fotografai gli allora semisconosciuti e giovanissimi Simple Minds (ho ancora le foto, a qualcuno interessano?). Lo show volse al termine e, mentre ormai tutti stavamo sciamando, partì “Here comes the flood”. Un gran pezzo. Ci risentii qualche eco di “Selling England by the pound”. E ovviamente gli echi frippiani. Cose che restano, a distanza ormai siderale.

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LE VERITA’ ILLUMINANTI DELLE CONFERENZE STAMPA AL BUIO

Succede dunque che ieri vengo invitato a una conferenza stampa. Orario scomodissimo, per non dire insolito, per non dire antigiornalistico: le 18. Mah…
Presentano una guida gastronomica, ma non ci sono nè la guida e neppure un comunicato stampa da cui arguire criteri, contenuti, etc.
Insomma è una conferenza stampa al buio perchè, anche volendo, non si saprebbe che domande fare nè su cosa.
Io e qualcun altro giriamo i tacchi e ce ne andiamo, ringraziando per il tempo che ci han fatto perdere. Molti rimangono, anche perchè bloccati dall’azione dei buttadentro.
Quindi, a sala piena, si accendono luci e telecamere e…pof, si materializzano Governatore della Toscana e Sindaco di Firenze.
Dunque i politici ci sono, la tappezzeria (cioè i giornalisti) anche e la criptoconferenza può cominciare.