colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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L’ETERNO RI(S)TORNO

Tenderei a ritenere che, quando chi dovrebbe aiutare i giornalisti, cioè un ufficio stampa, per aiutarli ha bisogno dell’aiuto degli aiutandi, ci siano i sintomi di un sistema che scricchiola.
Aiuto!

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FRANCOBOLLI PER LA RISPOSTA

Ma secondo voi, quelli a cui scrivete un messaggio e che non rispondono, di preciso di che malattia soffrono?
Non parlo di estranei, o di vip a cui chiedete l’autografo, o di persone che importunate per soldi ma di gente normale, che conoscete, che vi conosce e che, come l’attività sui social dimostra, non è all’estero, né ammalata, né impegnata in attività capitali.
Eppure non rispondono. Né dopo giorni, né dopo settimane. Sebbene abbiate scritto loro spiegando garbatamente il perché e il percome, i motivi non siano così futili e la risposta sia semplice e rapida da dare.
Ciononostante, nisba.
Ma li aspetto al varco, uno per uno. Compreso un certo trombone bravo a pontificare.

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FURBETOLA BIS

A dimostrazione di quanto sopra, i genii del controllo passaporti non solo sono in due, ma nonostante i banconi UE/NON UE, hanno consentito a tutti di mettersi nella fila che volevano, col risultato di intasare ambedue.
Così l’italiano deve fare mezz’ora di coda come indiani, cinesi, americani…bravi!
W Furbetola.

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FURBETOLA

All’aeroporto di Furbetola, quello che contro ogni logica si è voluto fare e mantenere a Firenze, agli arrivi il controllo passaporti è così vicino agli ingressi che la coda di chi attende si allunga per trenta metri fuori dallo scalo, sulla pista.
Ed è luglio.
Inoltre ci sono solo due varchi per centinaia di passeggeri.
Se fosse gennaio e piovesse?
O lo fanno per far passare il il tempo visti i ritmi geologici della restituzione dei bagagli?

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FAKEOMONIMIA

È fantastico: il surreale mondo delle false identità e dei pornoricattatori (o almeno che ci provano) su FB sembra aver compiuto un ulteriore salto di qualità. O comunque io ne prendo consapevolezza solo adesso.
Succede infatti che la solita maialona maggiorata, ritratta stavolta in un contesto da lupanare thailandese, ora si presenta come tua omonima.
Astutissima, eh?
Capperi, mica lo sapevo di avere una parente orientale, esibizionista e parecchio disponibile.
Accetto subito la richiesta di amicizia…

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BADONNA CHE SILENZIO C’E’ STAMATTINA

Mentre pare che Ronaldo diventerà Ladraldo, chiudendosi per sempre le chances di vincere la sesta Champions, e i calciofili sembrano tutti concentrati sulle imminenti semifinali mondiali, sotto un plumbleo silenzio social nel grigio mondo dei retrocessi si sta consumando un altro dramma pedatorio: il perdurante sbando del BBilan.
Non che sia una novità, a dire il vero. Ma ogni tappa è un ulteriore sprofondamento nelle sabbie mobili del ridicolo.
Dopo la farsa di mister Bi e la comica di mister Li, dovrebbe toccare al fondo Elliott – contrappassi della semantica – salvare il club che va a fondo.
Come se non bastasse, sbagliano perfino i nomi dei calciatori sulle maglie.
Ora, è vero, capita a tutti di fare errori.
Ma che capiti nel giorno della presentazione ufficiale delle divise, ha il sapore acre del grottesco.
Cioè del BBilan.

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QUEL MONDIALE UN PO’ DIMENTICATO.

Dodici anni fa, più o meno a quest’ora, Fabio Grosso segnava il rigore che dava all’Italia il quarto titolo mondiale.
Urlai così forte che la nostra cucciola se la fece addosso dalla paura, ma il giubilo era troppo.
Oggi si tende a ridimensionare quella vittoria, che fu forse la prima di un calcio moderno in cui il senso delle rappresentative nazionali perde in parte la sua ragion d’essere al cospetto di uno sport sempre più globalizzato e cosmopolita.
Fu una grande vittoria, ma non epica come nell’82, che resta il nostro mondiale-faro.
A parte la semifinale con la Germania, facemmo fuori Australia e Ucraina, non Brasile e Argentina. C’erano grandi giocatori (soprattutto se paragonati agli azzurri di oggi) da Del Piero a Totti, ma vuoi mettere Iaquinta con Pablito, Zaccardo con Gentile, De Rossi con Tardelli? Non c’è gara.
Poi c’era appena stata calciopoli.
Insomma vincemmo e gioimmo, ma oggi se ne sono ricordati in pochi.
Eppure Materazzi che pareggia e leva le braccia al cielo dedicando il gol alla mamma morta me lo ricordo bene.
Alla faccia di Zidane.