colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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REGRESSIONI

A sedici anni vivevo immerso nel rock and roll e il mondo esterno mi pareva virtuale.
Oggi apro FB e mi viene subito voglia di rituffarmi nel rock and roll.

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QUEL GRAN GENIO DEL MIO EX AMICO

Non mi risulta che FB sia un toccasana per il fegato.
E infatti un mio bilioso amico, che anzi ho appena scoperto essere ex, ne soffre, con evidenza, parecchio.
La sua biliosità si esprime in due modi.
Nella tendenza ad attaccare a testa bassa, sebbene brillantemente, ciò che non gli pare meritevole della sua approvazione e nella costante intolleranza che manifesta verso qualsiasi tipo di dissenso.
Tale seconda sindrome si aggrava quando si avvede – tardi, di norma – che la causa degli inevitabili contrasti nati dal quel dissenso, da lui stesso alimentato, è attribuibile solo al suo carattere tendente all’iracondo. Un iracondo snob, per carità. Che però, alla fine, affiora sempre. Fatalmente.
Cova forse qualche complesso legato al suo passato professionale, non è chiaro se perchè ritiene di non aver ricevuto i riconoscimenti secondo lui dovuti o perchè, in fondo in fondo, si vergogna un po’ di aver galleggiato girando alla larga da certi settori militanti per i quali si sentiva tagliato.
Noto per le sue sceneggiate pubbliche, sia digitali che reali, si illude che l’ostentazione del disprezzo per il prossimo nuoccia più al prossimo medesimo che a lui.
Gli consiglio una vacanza a Chianciano, un bicchierino di Amaro Medicinale Giuliani e pure il Callifugo Ciccarelli.

LE AUTOPROCLAMAZIONI E LA DITTATURA DEL CRETINARIATO

Il mondo è bello perché è vario.
E anche perché, spesso, la gente si convince da sola dei propri vaniloqui.
Prima di tutto, scelgono una parte per la quale provano una vaga, superficiale simpatia o un venale interesse (ma non mancano i virtuosi capaci di far coincidere alla perfezione e proficuamente le due cose) e poi, motu proprio, si ascrivono a vita a quella fazione, con buona pace di coerenze, pregressi, competenze e argomenti: arciconvinti di essere quel qualcosa, insomma, si autoproclamano. E lo fanno esibendo sempre il massimo esteriore fanatismo, la massima animosità e zelo, finché la morte non li separa dalla vita.
Il panorama e vastissimo: ambientalisti, progressisti, conservatori, reazionari, di destra, di sinistra, femministi, maschilisti, pacifisti. Ce n’è per tutti i gusti. Vanno pazzi per marce, fiaccolate, volantinaggi e conformismo partigiano. Dubbi espliciti? Mai.
La coerenza? Un optional. La doppia morale? Sempre e comunque.
Quindi scatta la fase accessoria. Quella in cui, in base alla categoria a cui si sono autoiscritti, cominciano ad attribuire controetichette agli altri, stabilendo loro, secondo convenienza e a priori, chi è cattivo, fascista, comunista, zoccola, imbecille, cementificatore, razzista e guerrafondaio.
Maestri del distinguo e dietrologi da bigino, prendono fittonate non supportate da alcuna conoscenza, tranne quando provenga dal web, dalla loro propaganda o dal sentito dire.
Strabici per vocazione, teorici finissimi d’ogni cosa, ma senza pratica alcuna e ignoranti per volontà del destino, sono fenomeni solo a rompere le scatole a chi lavora. Con un’aggravante: hanno masse di imbecilli che li incoraggiano e li assecondano, quindi non si trovano mai da soli.
Dittatura del cretinariato.

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IL TIGRE DEL BENGALA

A Roma un bengalese ha appena violentato una finlandese. L’ha anche picchiata con una pietra, rapinata e minacciata di morte, sordo perfino alle urla d’allarmne di un testimone oculare.
Ora voglio vedere chi festeggia e chi si incazza.

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QUELLE STRANE ESULTANZE

Si sparge la notizia, peraltro ancora tutta da chiarire, che due carabinieri avrebbero abusato di due americane e gli indignati per vocazione o per professione, cose spesso coincidenti, esultano. Qualcosa non torna.

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ERAVAMO 400.000 AMICI AL FACEBOOKBAR

Non passa giorno che non giuri a me stesso di mollare FB, o almeno di smettere di leggere le scempiaggini quotidiane della gente che, con la loro idiozia, ti portano allo stesso livello. Livello del quale, in quanto lettore, sei oltretutto complice e parte.
Ciò ha progressivamente incoraggiato la mia esplorazione di funzioni restatemi a lungo ignote e comunque incomprensibili.
Ad esempio mi sono chiesto per anni il senso di poter postare qualcosa che è visibile solo a te stesso.
Poi mi sono riletto un po’ delle scempiaggini di cui sopra e di colpo ho capito che quella, forse, non è una funzione ma un auspicio.

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ROOMP-SERVICE

Mettiamo che dopo una giornata pesante siate appena rientrati in albergo e che desideriate solo di mettervi in libertà, andare in bagno ed altre umane cose.
Mettiamo anche che, con straordinario tempismo e inesorabile puntualità, giusto due minuti dopo il vostro ingresso in camera, quando vi siete appena messi in mutande o buttati sotto la doccia, una petulante cameriera vi bussi alla porta è vi offra un “room service” (no, senza doppi sensi), costringendovi a precipitosi rivestimenti o a urla belluine attraverso le porte.
Mettiamo infine che la scena si ripeta tutte le sere.
Ecco, voi come lo chiamereste?

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(DITI)RAMBI AEROPORTUALI

In aeroporto​ mi piego, come tutti e per necessità, ai controlli di sicurezza, sebbene si facciano sempre più soffocanti e a volte un po’ ridicoli (resto convinto che attenterebbe meglio una cintura nera a mani nude di me col bazooka).
Ma non è questo il punto.
Il punto sono gli addetti.
Comprensibile il nervosismo annoiato, ma sempre composto, dei poliziotti.
Meno assai quello aggressivo, scontroso, brusco e provocatorio di certi “corpi” privati, con personale abbigliato tipo NYC Police Department e ghigna da ispettore Callaghan, sebbene gli interlocutori non sia gangster ma pensionati scalzi, coi pantaloni in mano causa mancanza di cintura e retina sui capelli grigi.
I rambi con le ali, e le donne, lo dico esplicitamente, sono anche peggio. Ti trattano come fossi una via di mezzo tra un cretino e un bovino.
Alla stronzetta che mi pungolava ho risposto “muuuuuuu…”, ma l’ebete non ha capito.
È sempre lì che digrigna i denti con la mano sul calcio della pistola. Magari la pistola glielo desse, un calcio.

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ATTENZIO’ ATTENZIO’!

Emerge adesso che gli altri due autori dello stupro riminese sarebbero un nigeriano e un congolese.
Cerchiamo di vedere il lato buono della cosa: almeno in quel tipo di reati, siamo riusciti a fare dell’Italia un paese multietnico.