colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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GLI IMPREVISTI PROGRAMMATI

Gli imprevisti programmati sono un caposaldo dell’italian way of life, altrimenti detto stile italiano.
Qualunque connazionale capisce al volo il senso dell’espressione, conoscendola da vicino per frequentazione quotidiana, ma a scanso di equivoci spieghiamola.
È molto semplice: significa che, per definizione, la puntualità è conclamata sulla carta e implicitamente denegata nella realtà.
Esempio: appuntamento dato per le 9.30 e incontro avvenuto alle 11. Causa “imprevisto”, ovviamente. Imprevisto talmente frequente da costituire nei fatti una scadenza inderogabile.
Sempre in perfetto stile italiano, però, anche la tegola dell’imprevisto programmato è a geometria variabile, vale cioè a danno del cittadino e mai della pubblica amministrazione. Sarebbe troppo bello, sennò.
Insomma se perdi il treno per colpa del burocrate assenteista, affari tuoi. Però il suo cappuccino è sindacalmente intoccabile.

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IL FUTURO A SCADENZA

Da qualche tempo gli aedi di Giuseppi tacciono, o meglio strepitano di meno.
Difficile dire se per miracolosa risipiscenza, se perchè il nostro – esaurito l’allarmismo da Covid 19 – ha ridotto le autoreferenze stampa o semplicemente perchè si sono accorti che la coperta delle chiacchiere era troppo corta.
Di sicuro al premier cominciano a mancare gli argomenti.
Finite le coniugazioni al futuro prossimo e pure quelle al futuro anteriore, ha cominciato col futuro a scadenza, un’invenzione tutta sua.
Consiste nel solito annuncio destinato a restare tale, ma facendo balenare la prospettiva che, nella remotissima ipotesi che si trasformasse in realtà, questa sarà a tempo. Una parentesi, insomma. Una trovata. Un gioco di prestigio. Una manovra da illusionista (professione in cui del resto Giuseppi eccelle).
Ecco dunque l’idea di un abbassamento dell’iva “da consumarsi entro”. Poi tutto tornerà come prima.
Nessuno sano di mente e in buona fede riesce arguire quali benefici possano venire alla nazione dal ribasso di qualche punto di imposta per qualche mese, ma l’altociuffato premier ci prova, convinto che la casalinga di Voghera resterà abbacinata ancora un po’, grazie alla prospettiva di pagare il tonno in scatola quei dieci centesimi in meno.
Facendone però ampia scorta, per non dire accaparramento, perchè poi lo sconto scade e addio convenienza.

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DAI ALEX – ULTIMO BOLLETTINO (22.20)

Aggiornamento bollettino medico relativo alle condizioni cliniche di Alex Zanardi

In merito alle condizioni cliniche di Alex Zanardi, ricoverato in condizioni gravissime al policlinico Santa Maria alle Scotte a causa di un incidente stradale avvenuto in provincia di Siena, la Direzione Sanitaria dell’Aou Senese informa che l’intervento neurochirurgico e maxillo-facciale a cui è stato sottoposto l’atleta, a causa del grave trauma cranico riportato, è iniziato poco dopo le 19 e si è concluso poco prima delle 22. Il paziente è stato poi trasferito in terapia intensiva, in prognosi riservata. Le sue condizioni di salute sono gravissime.

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I TAGLIATORI DI TESTE

L’incubo degli esploratori erano le tribù dei tagliatori di teste. Ora quelle tribù si sono inurbate e anzichè il prossimo decapitano le statue.
Lo definirei conformismo selvaggio.
Ne siamo accerchiati.

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MANCA LA BRILLANTINA!

Ho scioccamente dedicato una considerevole parte del mio tempo a leggere le 53 pagine del “Rapporto finale degli esperti per il Presidente del Consiglio dei Ministri etc etc”, insomma il parto del gruppo di lavoro presieduto dal quasi albionico Colao e contenente gli imprescindibili suggerimenti alla nazione per il post-covid.
Con tutto il rispetto per tutti, Colao ed esperti compresi, il ponderoso dossier contiene la stessa congerie di ovvietà che un qualunque italiano medio, mediamente scolarizzato e con uso di mondo avrebbe individuato alla luce delle croniche e, appunto, ovvie necessità nazionali.
La cosa risulta per questo particolarmente irritante: viviamo in un paese in cui ciò che è necessario fare è da sempre sotto gli occhi di tutti e spesso sarebbe pure semplice da realizzare, ma nessuno lo fa, per l’effetto perverso dei divieti incrociati tra poteri in conflitto tra loro e perchè la logica dell’opportunità politica prevale per definizione su qualunque altro e pur cogente bisogno.
In preda allo sconforto, non mi addentro nei dettagli.
Mi dolgo dell’unica lacuna del documento: un consiglio a Giuseppi sulla brillantina da usare.

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LA DONNA E’ IMMOBILE

S’è visto pure questo: diretta facebook dove un’ospite dall’immagine pubblica decisamente vaporosa prima si presenta sbalordendo tutti in vestaglia, bigodini e espressione da babbiona, poi per un attimo si contempla sbigottita ella stessa e infine mette davanti alla telecamera per l’intera trasmissione una propria foto ove è ritratta truccata e in gran tiro.

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W L’ANTRACE

Essendo ampiamente dimostrato dopo soli pochi giorni, nonchè purtroppo ampiamente previsto, che a fine (fine?) pandemia, essendo ahinoi il virus non selettivo, tutto sarebbe tornato peggio di prima, cioè con la dittatura dell’imbecillato in servizio permanente ed effettivo, rivendico la lungimiranza del mio ultradecennale lockdown volontario personale e della scelta dell’unità chilometrica per la misurazione del distanziamento sociale.

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L’ULTIMA FINE DEL LOCKDOWN (PdM/100)

Domani per me finisce il lockdown, che ho cercato di mantenere responsabilmente e a prescindere dai molti dubbi sulle sue modalità e la sua efficacia.
Del resto, quando una cosa la mollano tutti, è inutile perseverare: non ha senso un lockdown solitario.
Alla fine dei giochi resta però una sola, angosciante domanda: perchè non ho ascoltato tutta quella musica che avrei potuto e dovuto?

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GIORNALISTICOMIO, GIORNALISTOPAGO…(PdM/99 )

In latino, villaggio si diceva “pagus”. In greco, κώμη.
Vista la dimensione di quasi invisibilità al quale in tutti i modi di cerca di ridurlo, “giornalisticomio” o “giornalistopago” mi paiono dunque i neologismi più adatti a definire lo scandalo che sobbolle cupo dietro ai paraventi di distrazione di massa del post-covid: quello della gestione politico-giornalistica della giustizia, emerso attraverso le intercettazioni di Palamara e accoliti. Su cui non a caso quasi tutti tacciono. O, al massimo, imbarazzati mormorano.
E’ invece lo scandalo degli scandali, la madre di tutti i medesimi, la punta di un mostruoso iceberg sommerso nonchè la dimostrazione nero su bianco di qualcosa di finora solo sospettabile e percepibile. E che costituisce dà decenni il male profondo dell’Italia: l’esistenza di una cupola intoccabile che eterodirige il paese a colpi di inchieste giudiziarie e di informazioni pilotate proprio da quelli che si ergono a modelli e a censori.
Succedesse altrove, crollerebbe il mondo e cadrebbero a pioggia teste importanti.
Ma siccome succede in Italia, si tenta di spacciarlo per un piccolo, trascurabile smottamento in un villaggio di provincia, meritevole di trenta righe in cronaca. Non una giornalistopoli, ma un trascurabile giornalistopago, appunto.