colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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LUNOFILI VS DIGITOFILI

Anche oggi il circo di faccialibro ha riconfermato, con mio tangibile sconforto, un assunto consolidato da tempo, ma che cotidie non manca di riproporsi: il novanta per cento della gente si concentra sul dito ed ignora la luna. Forse perché è così miope che nemmeno la vede. E non è un’attenuante.

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MOTO Gran Palle

Sarebbe bello se Agostini, Pasolini, Saarinen, Bergamonti, Villa, Read si trovassero nelle svenevoli condizioni in cui si trovano adesso i piloti di moto GP, costretti dalla svenevolezza tecnologica ad aspettare condizioni di asciutto ideali per partire.
La dormulunizzazione del motociclismo avanza a grandi passi e non è colpa dei piloti ma del circus di cui sono parte (e quindi anche un po’ colpa loro…)

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PERVERSIONI BIBLIOTECONOMICHE

Passino la distrazione, il disordine innato e perfino l’ignoranza più ghiozza, ma quale cupio dissolvi, quale maligno disegno, quale pietrificata ottusità può indurre qualcuno, senza segni di resipiscenza alcuna, a riporre decine (decine) libri in libreria non solo alla rinfusa, senza criterio e neppure analogia di colore, formato, autore, editore e ubicazione precedente, bensì nemmeno per il verso della costola, insomma al contrario?
Quanti nocchini, parolacce, librate in testa, afflizioni da Sant’Uffizio dovrei comminare al responsabile perchè la mia ira si plachi?

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TORNA IL MISTERO DELLO ZAMPIRONE

Posi anni fa questo stesso quesito, ma non ottenni risposte soddisfacenti.
Lo pongo nuovamente, perchè il fenomeno si ripete e io continuo a non trovare ragioni plausibili della strana anomalia che riscontro.
Questa.
Prendete un pacchetto nuovo di zecca dei classici zampironi a spirale, quelli che se li respiri per oltre 10 secondi ci resti secco al posto delle zanzare, ma che se non li respiri funzionano.
Dal pacchetto estrai due zampironi identici, al punto da essere incastrati l’uno nell’altro e quindi, presumibilmente, prodotti e stampati dal macchinario nello stesso identico istante dallo stesso medesimo lotto di impasto. Insomma sono uguali.
Li accendi nello stesso momento, nello stesso modo, con lo stesso fiammifero e li piazzi nella medesima stanza, in condizioni uguali e in posizioni analoghe, cioè più o meno senza difformità di riscontri d’aria o altro che possa influire sulla combustione.
Ebbene: come si spiega che uno si consumi in poche ore e che l’altro bruci tutta la notte?
Ovviamente non è che quello a destra si consuma sempre prima di quello di sinistra o viceversa: a volte il primo è più rapido del secondo e a volte il contrario, senza motivi apparenti.
Dunque mi affido allora alla vostra ben nota tuttologia: da che dipende?
L’interrogativo agita ormai le mie notti insonni quasi di più degli odiati insetti!

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LA LICEITÀ DEL DISSENSO

Dovessi dal retta agli appelli un po’ isterici dell’80% dei miei amici di fb, che esortano a autoelidersi chi dissente dalle loro idee militanti, rimarrei coi manzoniani sedici lettori.
Allora dico: ma siete sicuri?
No, perché a parte la pietosa pretesa, io – vi giuro – vivo bene anche senza le vostre ridicole intemerate a senso unico.
Ripeto: proprio sicuri dell’apoditticita’ delle vostre minacce narcisistiche?

Perché spesso sareste anche patetici, ve lo dico.

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NÉ LEGGERE E NÉ SCRIVERE (MA SOPRATTUTTO LEGGERE)


E poi ci sono quelli che insistono a chiederti l’amicizia su Fb ma, pur essendo veri e non finti:

  • usano uno pseudonimo che li rende irriconoscibili
  • mettono la foto dell’Uomo Ragno o di Stan Laurel o di Barbapapa’
  • condividono con te poche e insignificanti amicizie
  • ciò che postano è di gusto, orientamento, interessi, stili
    diametralmente opposto al tuo, il che vuol dire che
  • tu hai gusti, orientamenti, interessi, stile diametralmente opposti ai loro e lo dimostri nero su bianco coi tuoi post.
    Ecco, nonostante questa evidenza loro insistono, senza capire che, in caso di accettazione, verrebbero giubilati o sfanculati o sbeffeggiati alla prima occasione.
    Quindi, siccome sono buono, li tengo in quarantena finché non si stancano.
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L’INVERSIONE DEGLI SCONTRINI


Bar elegante, servizio al tavolo, camerieri col fiocchino, ampia scelta di tramezzini, bibite, alcolici, dolci e gelati, aperitivo a buffet illimitato incluso nella bevuta con abbondanti crostini, patatine, affettati, etc. Caffè, acqua minerale e un calice di spumante. 5,50 euro.
Bar trucido, tavoli sporchi, gente berciante in canottiera, panini colanti maionese sotto i 70° della vetrina, inservienti che non sorridono nè ringraziano nemmeno sotto tortura. Anonima birra media (0,40lt), mezza svaporata e servita al banco: 4,00 euro.
Dov’è l’errore?

PS: o due locali si trovano nella stessa città e nello stesso quartiere commerciale, a circa 1,5 km di distanza l’uno dall’altro.

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ELEGIA PER UNA STAGISTA

Incolpevolmente fresca di inutili studi sulla “comunicazione” e spesso di ancora più inutili (nel senso dell’effettivo apprendimento culturale) diplomi superiori, ma piena di giuste aspirazioni, la signorina tenta di farsi le ossa nelle “pr” accettando un tirocinio da stagista in qualche agenzia o sedicente tale.
Qui si ritrova (talvolta nemmeno sorretta, a dire il vero, da quel briciolo di intuito ed acume che in certe professioni sono indispensabili) mandata allo sbaraglio in una giungla di jene irritate o facilmente irritabili a causa della pressione e dell’approssimazione imperanti.
Il risultato è più o meno il seguente.
Driiiiin…
Io: pronto?
Lei: buongiorno, sono Tizia dell’agenzia Caio, le ho appena inviato un comunicato, l’ha visto?
Io: non ancora, mi dispiace.
Lei: si tratta di un evento promozionale che la ditta Sempronio organizza domani ad Aosta nella splendida cornice di Villa Pinco.
Io: quindi?
Lei: volevo sapere se potrà darne notizia sul suo giornale.
Io: a parte che vivo in Toscana e che mi sarebbe comunque impossibile partecipare a un invito di oggi per domani a 600 km di distanza e a parte che il giornale di cui parla è un mensile, che quindi ora sta chiudendo il numero di ottobre, ma le sottolineo che il giornale non è “mio”, né ho un ruolo che potrebbe permettermi di decidere se e cosa pubblicare.
Lei (imbarazzata): ah, no?
Io (paziente): eh, no. Per queste cose parli col direttore.
Lei: e chi è il direttore?
Io (meno paziente di prima ma ancora paziente): scusi, lo so che non è tutta colpa sua, ma lei mi chiama come referente di un giornale senza sapere né il mio ruolo, né dove abito, né chi è il direttore del medesimo?
Lei (confusa): non so, qui (nb: “qui”, ndr) c’è il suo nome.
Io (sorridente): qui dove?
Lei (costernata): nell’elenco delle persone da contattare.
Io (paterno): guardi, faccia tesoro di questa esperienza. Con una sola telefonata dovrebbe aver capito almeno tre o quattro cose che chi vuol fare il suo mestiere non deve mai fare.
Lei (mortificata): ha ragione, mi scusi.
Io: nessun problema, lieto di averla in qualche modo aiutata.
Lei (riconoscente): grazie.
Io: in bocca al lupo.
Lei: crepi.
Click.

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DALTONISMO TERMINOLOGICO O FOTOGRAFICO?

Il volonteroso artigiano, in ritardo di mesi sulle consegne, mi scrive: di che colore la vuole la sedia?
Io rispondo: verde come le altre.
Lui: ma io non conosco il colore delle altre.
Io: veramente è venuto a vederle e poi le ho pure mandato una foto.
Lui: ma io dalla foto non capisco il colore.
Io: come non capisce? Basta rifarlo uguale, vedere è molto meglio di qualsiasi descrizione. Lui: ma il colore me lo deve dire lei.
Io: ma gliel’ho detto, lo stesso delle altre.
Lui: cioè?
Io: verde.
Lui: verde come?
Io: gliel’ho detto, lo stesso delle altre.
Lui: ma io come faccio a capire quale verde? Io: basta sia uguale a quello che ha visto e sia lo stesso della foto.
Lui: ma io dalla foto non capisco il colore.
Io: come posso a voce o per iscritto descrivere il colore che voglio? È molto più facile guardare l’originale e farlo uguale.
Lui: le mando una foto.
Io: cioè, lei dice che dalle foto non si capisce il colore ma dovrei capirlo io dalla sua?
Attendo da giorni foto e risposta. Forse il tizio non ha capito solo il colore, non ha capito nemmeno la domanda.

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NOTIZIE SBALORDITIVE

Ebbene sì: al momento dell’allunaggio, tutti quelli nati prima delle 22.17 del 21 luglio 1969 “c’erano”. I pochi che non l’hanno detto c’erano anche loro, sebbene in contumacia.
Ora si attende con ansia di conoscere chi “c’era” al momento dell’ammaraggio, cioè alle 13.50 del 24 luglio 1969.
Sapevatelo.