colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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I BUZZURRI PROFESSIONALI


La capacità professionale del buzzurro doc si distingue da alcuni indizi inequivocabili.
Uno di questi è la titolarità di tonitruanti strumenti di comunicazione – email, messenger, whatsapp – attraverso i quali riceve messaggi di lavoro che puntualmente legge ma a cui, per ragioni imperscrutabili, non risponde, costringendo chi lo cerca alla doppia perdita di tempo della messaggistica e della telefonia.
A domanda di spiegazioni, di norma il buzzurro replica che lui quegli strumenti li ha ma non li sa usare (l’avviso di lettura dimostra però il contrario).
In verità è solo un buzzurro, il che esaurisce da solo la questione.

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CAMPAGNA ANTIELETTORALE

Annuncio ufficialmente che dalle 14 di oggi, 22 maggio 2019, farò spietata e ostilissima campagna elettorale contro qualunque candidato alle imminenti amministrative, di qualunque schieramento, dall’ufficio stampa del quale mi giungano o mi siano giunte veline, santini, programmi e propagande estranee alla mia circoscrizione.
La decisione si è resa necessaria dopo che la mia casella è stata più volte intasata da farneticanti appelli di cerebrolesi delle più sperdute comunità italiane.
Del resto, se un demente non sa scegliersi l’addetto stampa, come può sperare poi di essere un buon amministratore?

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QUEL VOLPINO DEL VENDITORE

A qualcuno la natura ha donato materia grigia a vagoni, ad altri meno. Del secondo caso la vita quotidiana è piena, ma ogni volta c’è qualcuno che ti sorprende in negativo più della volta precedente.
Facciamo un esempio.
Come una sorta di scellerato Egidio in chiave digitale rispondi a un’offerta ricevuta via web che ti pare interessante.
Ciò presuppone due cose: che ci sia qualcuno che, avendo appunto manifestato interesse, sia interessato, cioè io, e qualcuno che, avendoti fatto un’offerta a cui hai risposto positivamente, sia ancora più interessato al tuo interesse.
Scusate lo scoglilingua ma è per capirsi.
Terzo presupposto, direi implicito, è che sia interesse dell’offerente contattarti per approfondire la questione e addivenire all’eventuale conclusione dell’affare.
Bene.
Infatti l’offerente mi contatta.
Ma lo fa commettendo tutti i più banali errori di chi, anzichè venderti qualcosa, mira a farsi sbattere il telefono in faccia:
1) chiama al cellulare e lo fa più volte nell’arco di 10 minuti
2) lo fa in ore pasti
3) quando gli rispondi chiedendogli cortesente di chiamarti al fisso, perchè non hai campo e non lo senti, lui si altera
4) siccome trova il fisso occupato, ti richiama subito al cellulare con tono ancora più alterato
5) quando gli fai presente che se uno trova occupato basta che provi a richiamare dopo mezz’ora e che comunque, come al cellulare non lo sentivo bene prima, non lo sento bene nemmeno adesso, riattacca col tono di chi “mah, se non importa a te…”.
E invece no, caro cretinetti, è proprio a te che dovrebbe importare di parlarmi e pure nel modo più tranquillo, chiaro e rilassato possibile.
Se non lo capisci, sei un ebete.
Appunto.

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AND I FEEL LIKE A NUMBER (Bob Seger slight return)

A riprova dell’automatismo spersonalizzante che riduce tutti a monadi e a monadi regine quelli che dovrebbero gestire i rapporti con le monadi, ecco l’impareggiabile perla pubblicorelazionale appena ricevuta: alle 10.40 di oggi domenica 19/5 mi arriva un comunicato stampa che annuncia che un certo evento previsto (nota bene) dal 17 al 19/5, cioè oggi medesimo, è stato spostato per avversità atmosferiche.
Apparente domanda: e se io fossi andato là già ieri, senza trovare nessuno?
Nulla quaestio: infatti non ero stato invitato.
In sintesi: la comunicazione decerebrata di massa ti avvisa a evento concluso della cancellazione dell’evento stesso del quale però non ti avevano dato notizia.
Ufficio stampa surrealista o direttamente dadaista?

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CI VEDIAMO IERI SERA?

Cercasi collega munito di elicottero per aderire a invito ricevuto alle 13.05 di oggi per le ore 19 di oggi medesimo in citta distante 200 km.

Cercasene un altro munito di macchina del tempo per prepararsi ad aderire a quello che, di sicuro, presto riceveremo a un evento già avvenuto ieri o l’altro ieri.

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LA CAMPAGNA IN CAMPAGNA

Infuria anche dalle mie parti, come ovunque, la campagna elettorale per le imminenti elezioni amministrative e l’uso invadente, anzi a capocchia dei social aggrava non tanto la mia già elevata perplessità generale, quanto il mio crescente scoramento.
Il 90% dei messaggi che ascolto o leggo sono puri slogan, cioè concetti vaghi presi qua e là e riutilizzati in chiave locale, senza nessuna preoccupazione che promesse e realtà, bisogni e chiacchiere, teoria e pratica coincidano.
Si parla a casaccio di turismo come se la dimensione locale, e quindi le sue strategie, fossero le stesse di Firenze, Venezia o Roma, facendo credere, con trent’anni di ritardo, che esso possa essere la panacea di tutti i mali quando invece il treno è perduto e le uniche prospettive serie sarebbero quelle di proporre qualcosa di totalmente nuovo rispetto a ciò che tutti offrono, anzichè scimmiottarlo da buoni ultimi. Si parla di agricoltura vagheggiando di miracolistiche “eccellenze” che non esistono e che, se esistono, rappresentano una parte infinitesima di un’economia agricola bisognosa di ben altro che mercatini e leccornie-souvenir. Si parla di buche su strade che dovrebbero essere bypassate da un sistema di trasporti e di collegamenti ripensato a lunga gittata e con una prospettiva chiara, altro che una toppa qui e un guard rail nuovo là.
Si parla di cultura dove di cultura – non libresca, ma popolare – c’è un vuoto pneumatico, cronico, abissale, abituale e quindi la gente non capisce e confonde la cultura coi titoli di studio.
Per carità, capisco che le campagne elettorali si fanno per prendere voti e che per prenderli occorrono argomenti semplici, di facile presa.
Ma se tutti usano gli stessi argomenti, ognuno di questi è neutralizzato da quelli degli altri e alla fine ciò che convince sono i dettagli del messaggio. Dettagli che, però, almeno qui non ci sono quasi mai. Si procede col paraocchi, per compartimenti stagni. Pare che si voglia dire alla gente solo ciò che si immagina essa voglia sentirsi dire, ma poi? Che consapevolezza della realtà hanno i candidati che parlano per sentito dire?

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CRIPTOFACEBOOK

Ricevo una notifica del seguente tenore e priva di riferimenti: “Cosa succede quando un contenuto del gruppo viola i nostri Standard della community. Gli Standard della community contribuiscono a mantenere Facebook un luogo sicuro e accogliente per tutti. Quando individuiamo contenuti che violano i nostri Standard della community, li rimuoviamo da Facebook. Se un contenuto che pubblichi in un gruppo viene rimosso perché viola gli Standard della community, potremmo comunicare agli amministratori quali standard ha violato. Potremmo anche mostrare il contenuto agli amministratori del gruppo per un massimo di 7 giorni. Puoi eliminare il tuo contenuto in qualsiasi momento”.
Boh, che vor’ dì?!?

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DAL 18 POLITICO ALLA CONDANNA COLLETTIVA

La Cassazione ha confermato ieri (in modo secondo me ineccepibile, ma ognuno la pensi come vuole) il licenziamento dell’insegnante che nel febbraio del 2018, durante una manifestazione, di fronte alle telecamere aveva insultato le forze dell’ordine e urlato ai poliziotti “dovete morire”.Ma la cosa singolare mi sembra l’ineffabile commento di Cosimo Scarinzi del sindacato Cub Scuola. Leggo su corriere.it: “È passato il principio — ha commentato Scarinzi — che l’insegnante è tale anche se si trova fuori dall’orario di servizio. Una decisione davvero brutta e pesante. Tanto più che a Cassaro sono state accollate anche le spese legali anziché suddividerle tra le parti, come accade abitualmente: una condanna aggiuntiva a una donna senza lavoro. Come se avessero voluto colpirla sul piano personale”. Sul piano personale? E, di grazia, su quale altro piano va colpito qualcuno che perde una causa? La signora ha perso in tutti i gradi la vertenza di lavoro intentata per il mantenimento del posto. Perchè dovrebbe essere a priori la collettività (visto che la controparte è lo stato, cioè noi) ad accollarsi le spese del processo? Ma questi – al di là, ripeto, della valutazione soggettiva dei fatti – come ragionano?

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NIENTE SESSO, SIAMO SCOZZESI

Leggo, davvero incredulo, che in Scozia è nato un parapiglia dialettico perchè il locale ma politicamente correttissimo museo marittimo ha deciso in via unilaterale che la parola “nave”, in inglese “ship”, non deve essere più considerata e quindi aggettivata, come da sempre nella lingua albionica, al femminile, perchè ciò risulterebbe discriminatorio (!) o addirittura “patriarcale”. E che quindi, sempre secondo loro, il termine dovrebbe diventare neutro e assumere il pronome “it” anzichè “she”, con aggettivi
Senza entrare nel merito, vorrei esortare gli isterici del moralismo linguistico a farsi vedere da uno bravo. Anzi, da un* brav*.