colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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FB E LA POLIZIA DELLA POLICY

I gruppi di FB sono un affare rognoso. Amministrarli è faticoso e impegnativo, perchè sono fonti di liti e discussioni e post fuori tema o tendenziosi che vanno continuamente placati, moderati, controllati senza però spegnere con ciò la voglia dei membri di contribuire e frequentare, sennò il gruppo a che serve?
Poi però ci sono gli amministratori-poliziotti, quelli cioè che il gruppo lo creano o lo amministrano, ma non hanno il tempo, la voglia, la testa per starci dietro.
Così non capiscono un tubo di quello che succede, bloccano a caso, intervengono senza criterio e fanno ovviamente un danno a tutti, oltre che a se stessi.
Siccome non si può biasimare chi non ha tempo o voglia di fare qualcosa, non posso che far presente una solare verità parallela: se non hai tempo e voglia di seguirli, non creare gruppi su FB. Che sono come la bicicletta: o pedali o stai fermo.

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CALL CENTER SERI

Esistono anche i call center seri.
Quelli che, ad esempio, anziché importunarti al cellulare all’ora di pranzo, ti chiamano al fisso in orario di ufficio, non hanno un frastuono di fondo, sono diretti, cortesi e non pedanti.
Mi ha ad esempio appena telefonato l’American Express.
Senza millantare nulla e con asciutta educazione mi hanno esposto un’offerta, che ho altrettanto educatamente rifiutato.
Ma poche parole, grazie, prego, reciproca cordialità e rispetto.
Bravi.

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LE LACRIME A PERDERE E L’ESORCISTA

Il pianto facile e lo sdoganamento delle lacrime inutili – spesso in furbesca chiave commerciale, si capisce – sono una delle peggiori e striscianti rovine della nostra società.
Una volta i sentimenti si controllavano, si dissimulavano e, quando affioravano, voleva dire che erano proprio incontenibili, violentissimi, una cosa eccezionale.
Ora, invece, tutti frignano e per la minima inezia. Donne e uomini. Soprattutto uomini. Attori, sportivi, politici, idraulici, camionisti. E anche gente comune. Che non solo lo fa, ma ama metterlo in mostra, in pubblico e sui social. Pugili che piangono, soldati che si commuovono, imprenditori che lacrimano per un film, un gattino o una canzone, mica perchè devono uscire dalla trincea sotto il fuoco della mitraglia nemica e lanciarsi verso morte certa.
Ho appena visto un filmato di XFactor in cui una certa Rita Bellanza canta «Sally» di Vasco Rossi e, dice corriere.it, “commuove tutti. L’interpretazione della canzone di Vasco Rossi è sconvolgente. Mara Maionchi in lacrime, consolata dagli altri giudici. Manuel Agnelli scherza: hai bisogno di un buon esorcista”.
Sconvolgente? Esorcista?
Ma scherziamo? Allora, se avesse cantato Billie Holiday, ci sarebbe stato un suicidio di massa?
Credo che occorra recuperare il senso dei sentimenti, della loro gerarchia e della loro gestione. Il rammollimento e lo sbraco generali, frutto dell’omologazione tra ruoli e sessi, non portano affatto qualcosa di buono, come l’astuta vulgata conformista vuole farci credere.
Poi, se uno proprio vuole piangere, pianga. A chi non è capitato? Ma in silenzio, in disparte, meglio se nell’intimo della propria stanza, lontano da telecamere e telefonini.
E, possibilmente, per cose serie.
Harry, ti presento l’esorcista di Sally.

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MAMMA HO PERSO (LA DISCESA DA) L’AEREO!

Quando ero in terza elementare, per evitare casini, durante l’intervallo ci facevano restare in classe e ci mandavano in bagno a gruppetti di quattro.
La gara, quindi, era a chi “la faceva” e rientrava tra i banchi per primo.
Onde assicurarsi la vittoria c’era quindi chi, come me, nascosto dal grembiule apriva con ampio anticipo la cerniera dei pantaloni. E chi invece, più masochisticamente, “espletava” a metà pur di impiegare meno tempo, riservandosi una seconda manche durante la lezione.
Tutti, comunque, quando la campanella stava per suonare, stavamo semiaccucciati ai posti di partenza, con la gamba già fuori dal banco, per scattare subito, al minimo segnale di via da parte della maestra.
Mezzo secolo dopo mi compiaccio di constatare che, in aereo, i passeggeri ingaggiano più o meno la stessa gara, ma per scendere. Forse nel malcelato timore di restare chiusi a bordo ed essere riportati indietro, o di perdere il bus per l’aeroporto.
Non appena l’aviogetto tocca terra infatti, e a volte anche qualche attimo prima, loro si slacciano le cinture di sicurezza e balzano in piedi per afferrare il bagaglio a mano sulla cappelliera, casomai qualcuno glielo rubasse, incuranti dei messaggi del comandante e dei richiami delle hostess. Spesso, forse apposta, fanno anche precipitare sulla testa degli avversari zaini, cappotti e souvenir presi al duty free, bottiglie di whisky incluse.
Dopodiché, sgomitando e spintonando, guadagnano l’agognato posto verso l’uscita accalcandosi in piedi in corridoio, con attese medie di mezz’ora e goffe posture contorsionistiche, prima che vengano aperte le gabbie, ovvero gli sportelli, e mentre l’aereo ancora rulla sulla pista. Chi è intrappolato tra i sedili quando la coda si è già formata deve, come durante gli ingorghi in città, inserirsi di forza o sperare che un’anima buona gli lasci la via, altrimenti scenderà (se scenderà) per ultimo. Un’umiliazione insopportabile.
Nelle more, intanto, centinaia di dita spippolano e decine di bocche berciano nei cellulari per avvertire tempestivamente casa, qualora mammà stesse in pensiero, che sono sì felicemente atterrati ma che, inspiegabilmente trattenuti dagli steward-carcerieri, stanno volonterosamente tentando di scendere.
Sempre che, si capisce, per un attimo di ritardo il bus non li abbandoni, raminghi, sulla pista, destinandoli a una sorte ignota.
Quindi: evviva le minzioni elementari.

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IO ERO RIMASTO ALLA COPPA…

…nel senso di quella del nonno.
Ma come al solito, antico quale sono, m’ero perso che nel frattempo era nata la Festa dei nonni, poffarbacco! Ricorrenza epocale grazie alla quale (consumisticamente parlando, si capisce) ci ricorderemo, almeno una volta all’anno, degli amabili vecchietti che ogni tanto ci circolano per casa.
Su internet intanto proliferano le idee-regalo per l’occasione, come la app per ritrovare la dentiera smarrita e gli occhiali a raggi x per individuare i falsi ispettori dell’INPS.
Per par condicio, nel 2018 il governo annuncia la Festa dei biscugini e quella delle prozie.
Preparate il borsellino.

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AEROFURTI

Non c’è dubbio: all’aeroporto di Fiumicino gli incassi volano. E gli incazzi pure. 11 (undici) euro per un panino e una birra in piedi al bancone. A voi che sembra? Non c’è neppure una casa battistiana da vendere e manco l’erba alta. Men che meno una bocca da baciare. Di assoli di Radius, neanche l’ombra. Ci sono solo un portafogli prosciugato e un appetito insoddisfatto.
Per favore, infine: non mi dice che altrove è peggio. Magari lo è. Ma un ladrocinio rimane un ladrocinio. Anche se superiorem recognoscens.

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LE FONTI ESTERNE DELL’AUTOSTIMA

Viviamo tempi professionalmente deprimenti, nei quali spesso ti senti inutile, o superato, o inadeguato.
Poi però leggi i temini di qualche travel blogger (e nemmeno sedicente, ma proprio uno di quelli indicati tra i “primari” del settore) e di colpo torni consapevole che, finché ci sarà bisogno di qualcuno capace di articolare prose superiori al livello della terza elementare e possibilmente senza errori o orrori, per te un posticino remunerato nel mondo dell’informazione di viaggio ci sarà sempre.
E ora parto.
Rincuorato.

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IL MONDO SMART, LA VIA DEL MAR NERO, GLI SMARTIES

Il destino è imprevedibile ed espone a concidenze stupefacenti.
Devo partire per il Mar Nero.
Che la compagnia sia di un paese affacciato su quel mare è abbastanza prevedibile. Ha un sito luminescente e coloratissimo, pieno di cose che girano e di mille altre che puoi fare, comprare, prenotare. Poi, però, il check in on line (raccomandatissimo, per non dire indispensabile, se non vuoi finire in ultima fila tra due ciccioni ad altezza cesso) non funziona e dopo ore perdute a smanettare, imprecando, ti dicono che dovrai andare al desk come si faceva nel 1977. Ma non era un mondo smart?
Pensi che lo sia quando cerchi almeno di prenotare on line (è sempre il mondo smart, che diamine, quello che provoca erezioni per non dire orgasmi ai tanti conoscenti che on line copulerebbero pure), il parcheggio dell’italianissimo aeroporto. Ma il sistema, ovviamente, di nuovo non funziona.
Ti invitano a chiamare il call center che, specifica il disco, risponde da un altro paese affacciato sul Mar Nero. Ma mi spiano? O si sono messi d’accordo?
Comunque sia, dopo un colloquio in paraitaliano la prenotazione viene fatta a voce, esattamente come nel 1977.
Quello che mi aspetto a questo punto è che al momento di partire si scopra che lo smartissimo sistema informatico è andato in tilt, che il volo ritarda, che ti offrono uno snack e che questo è costituito da Smarties, i bottoncini colorati di cioccolata “che sono sempre con te”. Come nel 1977.
Che vadano tutti a fare in smart.