colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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HO GUSTI DIFFICILI E SONO RETICENTE


Sì, ho gusti difficili. In altre parole “mi piace” poca roba. E quando succede, di rado mi va di dirlo.
Quindi gradisco poco essere esortato a farlo, mi irrigidisco se si tratta di cose che palesemente possono non piacermi, mi irrito se la richiesta viene da estranei o semitali, mi incazzo se il terzo e il quarto caso coincidono, il che è quasi sempre.
A questo punto spero che il mentecatto di turno abbia colto il messaggio.

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L’UOMO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO

Però è migliorato, va detto.
Sì, perchè Rocco – il tipo che l’anno scorso, nell’ora della pennica postprandiale di un giorno d’agosto canicolare, fu da me personalmente mandato aff etc etc per aver suonato con insistenza il campanello offrendomi “legna da ardere” (dettaglio forse non irrilevante per chi mi conosce meno: vivo in campagna e intorno casa ho ben visibili cataste di legna, oltretutto) – ha cercato di adeguarsi: arriva a inizio estate e scampanella con impazienza alle case alle 7.30 del mattino.
Quindi, obbedendo al mio istintivo senso di giustizia e di comprensione, anzichè aff etc etc stavolta l’ho solo mandato a quel paese.

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CHE CULO!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

“Ciao,
Mi chiamo Mathias Fletcher e lavoro con Credit Suisse London. Ho visto il tuo contatto da una ricerca privata e credo davvero che questa proposta commerciale che ho intenzione di condividere con te sarà di grande beneficio finanziario per entrambi.
Vi sto contattando per fungere da beneficiario per un cliente deceduto nella banca i cui 18,6 milioni di sterline in contanti sono stati depositati presso la nostra banca per ricevere questi fondi come beneficiario deceduto.
Se sei interessato, gentilmente informami, così posso darti maggiori informazioni su questa proposta commerciale.
Nome e cognome
Numero di cellulare
Non vedo l’ora di ricevere la tua prima risposta.
Cordiali saluti
Mathias Fletcher”.
Che culo, eh?

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BUFFORMULA UNO

BUFFORMULA UNO.
Non essendo un tifoso ferrarista (anzi…), devo dire che in Canada si è celebrata la comica finale del soporifero circo, che in un campionato a sorpassi-zero si è inventato, dopo quelli ai box, i sorpassi-multa.
Unica soluzione per gli sportivi: la domenica guardare altro.

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AUTOMOBIWRESTLING

Mi collego su Sky per vedere il GP del Canada di Cloroformula Uno e assisto a una sconcertante gazzarra preventiva del telecronista, in teoria un giornalista, che, con toni a metà tra Guido Meda in moto gp e Foxy quando presenta i ballerini a Ballando con le Stelle, lancia l’evento come se fosse la finale universale di wrestling, tra espressioni truci, squilli enfatici ed epica da fumetti.
Eppure sarebbe sport.
Sarebbe…

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UN CARBURATORE PER DIGERIRE

Solo nella Toscana profonda, credo, possono succedere certe cose.
Trattoria di campagna, cameriere cortesemente campagnolo e atmosfera verace.
Nel pieno del servizio arrivano due amici del cameriere.
Non per mangiare, ma per cazzeggiare.
E lui, in mezzo alla sala, con in mano due piatti di fagioli e una bistecca, si mette a discettare animatamente di carburatori per uno, tre, dieci minuti, come se fosse al bar del paese.
Il bello però è che non solo nessuno dei clienti fa una piega, ma che più d’uno si unisce alla conversazione!
Qual è il giglet migliore per digerire?

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DIFFIDENZA A SENSO UNICO BIS

DIFFIDENZA A SENSO UNICO BIS.
A riprova di quanto detto prima sul male necessario della diffidenza, riporto il surreale colloquio avuto poco fa con un fornitore di cui ho smesso di fidarmi e con cui avevo un appuntamento alle 12.
Io: pronto, sono le 12.40 e ti sto aspettando dalle 12, arrivi o no?
lui: sono venuto ma non c’eri.
Io: guarda che non mi sono mosso da casa.
lui: non c’eri, sono stato lì un pezzo ad aspettare.
Io: come lì ad aspettare? Non hai suonato il campanello?
lui: sì, ma non ha aperto nessuno.
Io: guarda che qui alle 12 nessuno ha suonato e nemmeno è venuto al cancello, ho la telecamera.
lui: sono venuto e ho suonato ma non c’era nessuno.
io: ma a che ora sei venuto?
lui: alle 11.30
Io: sì ma l’appuntamento era alle 12, se vieni mezz’ora prima è facile non trovare nessuno.
lui: ma tu avevi la telecamera.
io: sì ma mica la guardo fissa per ore come se fosse la tv, la guardo verso l’ora in cui ho un appuntamento. Bastava venire in orario e suonare, ti avrei visto.
lui: sono venuto e non c’era nessuno.
io: sì ma con mezz’ora di anticipo, io mica posso fare i tuoi comodi. Perchè non mi hai avvertito o telefonato per dire che venivi prima?
io: avevo finito il credito del telefono.
io: ecco, ora hai finito il credito anche con me.

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LE MIE CONDOGLIANZE

Ma davvero sincere, a chi oggi alle 12, le 15, le 18, le 21, le 24 e perfino le 3 di notte o quasi non ha né sa fare di meglio che esprimere il proprio ottuso, ma legittimissimo, parere sulle recenti elezioni, dando fiato alla più pura unilateralita’ e incapacità di visione sintetica.
Curatevi il fegato e in bocca al lupo.

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DAJE DE TAGGO, DAJE DE PUNTA…

Mi scuso preliminarmente con chi si sentirà colpito a livello personale ma, giuro, il mio è un discorso del tutto generale.
Il che non ne attenua lo spirito polemico, intendiamoci.
Il fatto è che ci ho messo anni, rigiuro, e non sono nemmeno sicuro di esserci riuscito del tutto, a capire che volesse dire “taggare”. Verbo odiosissimo e anglobecerissimo in gran voga tra i socialmaniaci, il che significa tra tutti o quasi.
Ora, che un’idea vaga me l’ero fatta, ecco circostanze pronte a smentirmela.
Dunque: se “taggare” vuol dire rendere partecipi individualmente altre persone di qualcosa che stai condividendo coram populo sui social, perchè costoro, per dimostrare che apprezzano, rilanciandolo, ciò che pubblichi, anzichè commentando o mandandoti un messaggio per fartelo sapere, ti “taggano” e, anzi, ti “ritaggano”?
Così facendo, o almeno a me sembra, la tua bacheca si riempie di cloni dello stesso post, facendoti apparire un esibizionista seriale e producendo per chi visita la bacheca medesima un nefasto effetto-rottura (eufemismo).
O sono io che, contro ogni illusione, proprio non ho ancora capito che vuol dire “taggare”?