colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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LA RASSEGNAZIONE E’ UN SINTOMO

Da piu’ parti mi invitano, credendomi ingenuamente e un po’ puerilmente bellicoso, a sotterrare l’ascia di guerra e a lasciar correre sulle tante cose che non mi garbano. A prendere atto delle “novita’” e di cio’ che di brutto, pure, portano i “tempi che cambiano”.
Ma io non lo faccio.
Non per ottusa cocciutaggine, tuttavia, ma perche’ accettare cio’ che non condividi e’ ben piu’ di una banale acquiescenza. E’ spesso la presa d’atto che il tuo tempo e’ passato e quindi equivale a chiamarsi fuori dai tempi che vivi.
Quindi, paradossalmente, piu’ ti opponi e piu’ vuol dire che ci sei.
Quando smetti, significa invece che dal centro ti autoreleghi sullo sfondo.
Si’, e’ un momento che arriva per tutti, ma deve derivare dalle circostanze, non da una scelta. Altrimenti si chiama resa.

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PASSAPORTO PER IL MANICOMIO

Mi è scaduto il passaporto e devo rinnovarlo.
Temevo code bibliche in questura, infiniti qui pro quo sulle formalità e i documenti da produrre, etc.
Invece niente di tutto questo: sul sito della Polizia c’è un’apposita sezione che dà tutte le informazioni e ove il cittadino può anche scegliere giorno e ora dell’appuntamento per la consegna.
Magnifico!
Tranne un dettaglio: bisogna versare 42,50 euro al Ministero delle finanze e ciò solo (lo specificano) tramite un bollettino di cc, allegando poi la ricevuta alla domanda.
Già, sembra facile.
Infatti i casi sono due:
– o la splendida procedura telematica si inceppa nel momento in cui, nell’era digitale, il pagamento del bollettino non può essere fatto in line, ma solo cartaceamente, andando di persona alle poste, ergo i pagamenti fatti via web non funzionano (ma il sistema non lo dice esplicitamente)
– o le poste hanno il servizio sospeso “per cause tecniche” da stamattina alle 9 (scrivo alle 14) e non c’è verso di pagare un banalissimo cc postale in bianco tramite l’ormai comunissimo e quasi obbligatorio ricorso a internet.
In ambedue le circostanze, è la solita buffonata italiana e io non so quale delle due preferire.

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INTEMERATA

Mi fanno abbastanza incazzare quei colleghi che, quando hanno un problema personale, montano il caso facendone l’emblema di una questione collettiva e poi, appena grazie ciò l’hanno risolto, spariscono per sempre e si dimenticano del tutto della questione medesima.
Per essere chiari, alludo ad almeno una decina di persone della mia cerchia professionale.

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TURISTI PER CAXXO

Il genio suona verso mezzogiorno il mio campanello, sul quale una targa d’ottone indica chiaramente in che luogo siamo e chi ci abita.
Lui (senza scusarsi ne’ salutare): “E’ questa la fattoria Tizio?”
Io: “No”.
Lui: “E che posto e’ questo?”.
Io: “E’ scritto sul campanello. Lei chi e’?”.
Lui (senza rispondere): “Mi sono perso, dov’e’ la fattoria Tizio?”
Io: “Dipende da dove e’ arrivato”.
Lui: “Non lo so”.
Io: “Come non lo sa?!?”.
Lui: “Non lo so, ho seguito il navigatore”.
Io: “Ma arrivando avra’ attraversato un paese o visto un cartello”.‎
Lui: “No, seguivo il navigatore‎. Dove devo andare adesso?”
Io: “E come faccio a saperlo se non so da dove e’ arriva‎to? Sul navigatore che destinazione ha messo?”.
Lui: “Quella che ora leggo sul suo campanello”.
Io: “Ma questa e’ casa mia”.
Lui: “Allora e’ qui la fattoria Tizio? Ho prenotato!”.
Buona Pasqua.‎

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GALEOTTO FU IL POLITICALLY CORRECT (O VICEVERSA?)

E alla fine spuntò il sole sul progresso carcerario! Leggo testualmente, infatti, dal sommario su corriere.it, la notizia-boom: “Il Dap punta a cambiare il linguaggio nelle carceri per sradicare termini e lessico avulsi dalla vita comune: la cella diventa camera di pernottamento, «scopino» diventa addetto alle pulizie, «spesino» l’addetto alla spesa”.
Evviva, gioite! Se vi arrestano vivrete notti da sogno in “camere di pernottamento” rese linde da un “addetto alla pulizie” e, se aveste bisogno di qualcosa, basterà suonare il campanello e arriverà un “addetto alla spesa” per soddisfare tutte le vostre esigenze.
Che culo, eh?

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PROVE TECNICHE DI SEDUZIONE DIGITALE ISTANTANEA

Ogni giorno, nel laboratorio del rimorchio-patacca facebookiano, si aprono nuovi orizzonti.
In declino (sebbene mai rapido come si vorrebbe) la tecnica delle pettorute, sedicenti studentesse della Sorbona in inequivocabili pose pornocontorsionistiche, ormai metabolizzata anche dai più arrapati, s’affaccia ora quella dell’aggancio a tempo, che cerca invece di sfruttare la mancanza di concentrazione cui, fatalmente, il mezzo telematico induce con il suo costante bombardamento di “stimoli” (ognuno intenda il termine come meglio crede).
Il metodo è il seguente.
La lei del caso ti posta una richiesta di amicizia, di solito vantando copiose conoscenze comuni, probabilmente ottenute col metodo con il quale adesso la stessa cerca di agganciare te, e, soprattutto, ostentando l’appartenenza a “gruppi” fb di cui fai parte, di norma attentamente individuati tra quelli che frequenti davvero, il che fa abbassare la tua soglia d’attenzione.
Seconda astuzia: la foto. Quelle in stile trombami-subito sono ovviamente copiose, ma negli album, mentre in hp ce ne sono di carine, anche molto carine, ma mai troppo ammiccanti.
Terza ed ultima: se non accetti entro pochi minuti, la simpaticona revoca la richiesta e, se non sei stato svelto a memorizzare il suo nome, poi ritrovarla per capire chi era diventa difficile.
Ce n’è una che mi si è affacciata in bacheca tre o quattro volte.
Voglio vedere quanto insiste.
Anche perchè, probabilmente, nella realtà si chiama Gunther.
Occhio alla penna. Anzi, alla pinna.

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GRAZIE DELL’INFORMAZIONE…GRADISCE UN DIGESTIVO?

Ricevo un’email di questo tenore: “Vorremmo comunicarvi il successo che ha avuto l’evento da noi organizzato il weekend scorso nel prestigioso albergo xy, dove abbiamo presentato i nostri vini. Si allegano i link ai dettagli e alle foto per eventuale pubblicazione”.
Ora, premesso che non saprei che dire nè che pubblicare su qualcosa a cui non ho assistito e a cui neppure sono stato invitato, ma mi chiedo: che dovrebbe interessare ai miei lettori di qualcosa fatto da altri per altri, su cui i quali altri, che hanno avuto il privilegio di essere invitati, potranno per ovvie ragioni riferire assai meglio di me?
Sarebbe come se l’inquilino del piano di sopra, che ha fatto una festa assordandomi ma non invitandomi, mi chiedesse di raccontare la festa che ho solo “ascoltato” all’inquilino del piano di sotto, al quale però non frega nulla del party dato dall’inquilino di due piani sopra, visto che non si conoscono.
Mah…

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SE L’INFORMAZIONE E’ IN CORTOCIRCUITO E CI SI RESTA FULMINATI

Mi sto ancora stropicciando gli occhi. Anzi, le orecchie.
Ricevo un comunicato stampa su una conferenza piena di temi interessanti e di personaggi da intervistare. Non si parla però di giornalisti nè di conferenze stampa, sottolineando che l’evento è riservato agli iscritti.
Allora invio un’email chiedendo se è possibile incontrare i relatori o avere almeno un quadro dei temi sviluppati.
Passano due ore e squilla il telefono.
E’ una dell’ufficio stampa:
Lei: “Buon giorno, sono xy dell’agenzia yz, ho letto la sua email e volevo alcune informazioni”.
Io (dopo un attimo di esitazione): “Dica pure, ma veramente le informazioni le avevo chieste io a voi”.
Lei: “No, cioè sì, lo so, ho letto la sua mail e ho anche visitato il suo sito, ma volevo informazioni su di lei”.
Io (sbalordito ma sul punto di irritarmi): “Su di me? E che vuol sapere?”
Lei: “Che cosa le interessava”.
Io: “Come cosa mi interessava, l’ho scritto sull’email!”.
Lei: “Sì, lo so, ma volevo sapere…lei…su che cosa pubblica…” (nb: l’uso del verbo pubblicare al posto di scrivere mi è insopportabile, ma resisto).
Io: “Mah, viste le sue mansioni, per chi lavoro lo dovrebbe sapere già visto che mi ha pure mandato un comunicato stampa e prima di chiamarmi ha anche visitato il sito, ove è scritto nero su bianco per chi lavoro”.
Lei: “Ah, ecco, allora pubblica (grrrr, ndr) su quei giornali che ho visto sul sito”.
Io: “Eh già, sennò che ce li avrei messi a fare?”.
Lei: “Ho capito” (meno male, penso tra me e me).
Io: “Quindi?”
Lei: “Cosa le interessa? Intende pubblicare qualcosa su quei giornali?”.
Io (trattenendomi): “Dipende. Dipende da se e chi posso incontrare, da cosa mi viene detto, dai contenuti del convegno”.
Lei: “Ok, allora le rispondo all’email”.
Ecco.