colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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A FORZA DI DEBOLEZZA.

Mentre qualche paraocchiuto, incapace di cogliere la propria miopia ideologica, con assoluto sprezzo del ridicolo e contro ogni evidenza, ma solo perchè riporto ciò che vedo, mi accusa di essere grillino (come se poi fosse una colpa: ognuno potrà pensarla come gli pare? O, come noto, a certuni la democrazia piace solo a senso unico?), piano piano la sostanza delle cose viene a galla, al di là di ogni pregiudizio.
E cioè che, se, nonostante le gaffe, le baggianate, le approssimazioni, le liti e il fuoco concentrico al quale è in mezzo questo governo sta ancora in piedi, traballando ma senza cadere nonostante tutto, è per una sola ragione: l’opposizione, o ciò che ne resta, è più debole, meno affidabile, meno credibile di lui.
E tanto più ciò è vero, tanto maggiore è l’evidenza della pochezza della minoranza. Pochezza di cui la gente comune non militante, che per fortuna è tanta, ha una nitida percezione. Ecco perchè il popolo si risente, e si allontana sempre più, da chi scioccamente pretende di darle le solite lezioncine snobistiche da maestrino moraleggiante.

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IL RIDICOLO FORMALISMO DI UNO STATO BUFFONE

Nessuno mi accusi di reticenza: quando si parla dei mali italiani è difficile riferirsi a un caso unico. Infatti quasi sempre scopri che quello che ti riguarda è solo la punta di un iceberg generalizzato.
E allora voglio dire questo.
Le istituzioni pubbliche sono una cosa seria, quindi verso il cittadino hanno giustamente pretese serie.
Ma se vogliono passare ed essere rispettate per tali, da tali devono comportarsi.
Quando un organo dello stato chiede per funzioni importanti adempimenti puntuali, con termini perentori e formalità rigide, deve allo stesso modo essere puntuale e rigoroso, pronto nelle risposte, chiaro nelle pretese.
Se invece, per riconoscermi qualcosa che è un mio diritto, lo condiziona alla conoscenza di notizie che egli non mi dà anche se ne avrebbe tutto l’interesse, oltre al dovere, e che manco se gli chiedo mi comunica, se poi neppure risponde al telefono quando per millanta volte lo chiamo, perchè fornisce ad hoc solo numeri-civetta sempre occupati allo scopo di scoraggiare chi telefona, e se infine neanche risponde alle pec con le quali, però, pretende altezzosamente e iperburocraticamente di comunicare a senso unico con me, perchè le porte dei suoi uffici sono inaccessibili o hanno orari ridicoli, allora è solo un buffone o un colluso.
Probabilmente, anzi, tutte e due le cose.
E si meritai monetine, uova marce e licenziamenti in tronco, oltre alle proverbiali pedate nel sedere.
Fine dell’intemerata e tanti saluti a tutti.

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IL SESSO DEL VINO

Scopro da un abbastanza sgrammaticato comunicato stampa che in Toscana esisterebbe una manifestazione enoica chiamata “Chianti Pride”.
A voi risulta?
Forse dipende dal fatto che questo famoso vino toscano non è monovitigno, insomma che è un omovino?
Ai bevitori l’ardua sentenza.

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LO SPRITZ DELLO SPREAD

Un po’ provocatoriamente e un po’ no, ma più sì che no, su FB ho lanciato un post che invitava a confutare non politicamente ma tecnicamente un volantino palesemente provocatorio dei 5S. Impresa difficile, come mettere quattro avverbi in venti parole, cosa che ho appena fatto.
Ne è nato un lungo, pacato ma vivace dibattito, al quale però hanno partecipato, al 98%, o colleghi o persone che conosco benissimo e che quindi, un po’ per mestiere e un po’ perchè erano perfettamente a conoscenza dello spirito del discorso, mi hanno dato risposte variegate e comunque sempre “ad personam”.
Insomma nessuna vera voce del popolo, degli estranei o quasi, della gente che è “amica” solo virtuale.
Siccome si parlava di Ue, di spread, di bilanci e di manovra ed è perciò escluso che l’argomento non titillasse l’opinione pubblica, ne devo concludere che, con ogni evidenza, nessuno si espone perchè nessuno ha capito nulla della sostanza. O meglio, perchè molti hanno percepito, intuito, colto il punto, ma non lo sanno argomentare se non partendo dal fallace presupposto del loro credo politico. In quanto la questione è politica, non tecnica. il che dà ragione alla gente.

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L’ALLEGRO CHIRURGO

Spiegatemi: se domattina affiggo al mio portone una targhetta con scritto “dottore” e mi metto a tenere corsi nei quali insegno a “diventare medico” o ingegnere o avvocato, commetto qualche reato?
In altre parole, non è truffa far credere, col raggiro o l’ambiguità, che i miei insegnamenti conducano ad ottenere una qualifica o la capacità professionale che invece può essere conferita e attestata solo da un ordine e secondo le regole previste per quell’ordine?
No perché, di questo passo, chiunque abbia studiato all’università della vita potrà presto autonominarsi docente universitario…

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INTERVALLO LIFTATO

Famiglia acquisita a parte, la telegiornalista sportiva Paola Ferrari non mi è antipatica. Mi era ancora più simpatica prima dell’imbarazzante lifting a cui si è recentemente sottoposta, ma non si può fargliene una colpa più di tanto.
Magari sulla scosciatura sistematica, vista l’età, avrei qualcosa in più da dire.
La cosa davvero sconcertante è il siparietto di 45-secondi-45 che le viene concesso dalla Rai a commento (commento?) della partita durante l’intervallo. Una domanda banalissima e telegrafica per una risposta fulmicotonica della comparsa Pablito Rossi.
Il tutto tra due interminabili e ammorbanti parentesi pubblicitarie.
Che bisogno ce n’è?

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STUFA SCALDAUTO CERCASI

Quando è troppo, è troppo.
E le mie sincere condoglianze vanno alla collega costretta dalla perversa ricerca di click di qualche direttore o capo a stilare un decalogo involontariamente comico su come “allungare la vita alla tua auto”.
Complice l’autore del sommario, la scoperta copernicana è che non bisogna “accendere l’auto a freddo”.
Da cui si desume che, con un po’ di attenzione, si può riuscire ad accenderla a caldo.
“Poffarbacco!”, avrebbe esclamato l’indimenticato prof. Occultis, amicone di Blek Macigno.
Vado subito su Amazon per vedere se esistono coperte termiche per preservare il calore del motore dopo l’ultimo utilizzo, o stufe a orologeria per intiepidirlo in tempo utile prima dell’uso.
Grave pecca dell’articolo, non aver ricordato però che per garantire longevità alla quattro ruote è anche opportuno non centrare i platani a bordo carreggiata ed evitare di rimanere intrappolati tra le sbarre quando il passaggio a livello si chiude.
Oppure si può sempre fare come mia zia: intimorita dal rumore delle ruote, rimaste tutte con un solo bullone per cerchione, ne concluse che doveva essersi rotto un pistone.

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MENTE CARRABILE

Alzi la mano chi, in crisi di parcheggio, qualche volta non ha vagheggiato di lasciare l’auto su un passo carrabile e magari l’ha fatto, restando in ansia e con l’orecchio reso per tutta la durata della breve sosta nel timore degli improperi e delle strombazzate di clacson dei frontisti furibondi per essere rimasti bloccati in garage.
Non mi era mai successo, però, di vedere qualcuno che alle 15 posteggia nonostante l’esplicito cartello e, alle 19, trovare la sua auto ancora lì, bel bella.
Sì, d’accordo, quando sono arrivato c’erano i vigili in attesa del carro attrezzi, tre multe sotto il parabrezza più vari strati di biglietti con insulti vari, forse pure qualche graffio in più sulla carrozzeria.
Però quattro ore di disinvolto blocco del passo carrabile sono un bel record, diciamolo.

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UNA DRAG QUEEN PER AMICO

Ma secondo voi è normale che con pur ammirevole insistenza un tizio che si autodichiara “drag queen” voglia entrare in ogni modo in contatto con me via linkedin?
Nulla contro la scelta di nuocersi che uno può fare vestendo quei panni e liberissimo il tipo di camuffarsi come vuole, ma da ogni mio profilo pubblico emerge la mia evidente scarsa dimestichezza e nessuna inclinazione verso quel tipo di ambiente o di atteggiamento.
Dove ho sbagliato?