colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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VENTIVENTI

Sono molti gli indizi dai quali si può desumere la decadenza irreversibile di un popolo, una civiltà, una lingua, una nazione.
Rientra tra questi il fatto che un’italianissima campionessa dello sport come Federica Pellegrini indichi la propria partecipazione alle olimpiadi di Tokyo 2020 non come “duemilaventi” ma ventiventi.
Il male americano ci distruggerà.

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VESPE VENDICATRICI

Anni fa dedicai un intero post alla sorprendente velocità delle mosche (o, se preferite, alla mia lentezza), che in stormo riuscivano con una certa facilità a inseguirmi per chilometri mentre correvo sputando anche i polmoni.
Dopo anni e anni di indefesso allenamento sono riuscito a distanziarle.
Devono però averlo confidato alle vespe, chiedendo loro di essere vendicate.
Quest’anno è infatti la quarta volta che i vindici insetti mi tendono imboscate durante la corsa, pungendomi alle spalle nonostante i miei scatti da centometrista. Oggi è toccato al gomito.
Che Dio stramaledica le une e le altre!

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GEOAUTOGOL

Il call center di una ditta di “geoimpianti” non trova di meglio che geoimportunarmi alle 13.47 di un sabato, venendo immediatamente geomandato a quel geopaese.

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LECTIO ELEMENTARIS

Se nell’aula universitari aveste trovato i remigini in fiocco e grembiule e al posto dei professori le maestre che ti insegnano a fare le barrette sul quaderno col lapis, che avreste pensato?
Credo quello che sto pensando io in questo momento, dopo sveglia all’alba e 120 km per assistere a un corso formativo per giornalisti che, si scopre per stessa ammissione del docente, è pensato per e rivolto agli aspiranti pubblicisti, i quali non a caso costituiscono due terzi dell’uditorio.
Ora, fermo il diritto dei principianti di imparare, ma l’Odg non lo poteva dire chiaro e tondo, evitando a me e a tanti altri colleghi di perdere insulsamente tempo?
Poi non si lamentino se la gente dorme, spippola, legge, lavora o svicola…

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IL MONDO IN POSA

Ventosa strada del centro di Firenze, ore 7.30 del mattino del 13 ottobre, insomma pieno autunno, con 12° sul termometro e sole basso che a fatica sfiora i piani alti.
Davanti alla facciata in ombra di un palazzo storico, una vispa teresa tremante e bruttina, in divisa da turista svampita d’ordinanza – canottiera vedo-non-vedo, minigonna su gambe nude, cappellino, zeppe – sta da lunghi minuti in posa.
Di fronte a lei, un fotografo-contorsionista con reflex in mano che, assumendo posture da fachiro, cerca di cogliere l’inquadratura più suggestiva e improbabile.
Uno shooting di moda? Uno spot pubblicitario? Un reportage giornalistico?
Nulla di tutto questo: solo due fidanzati desiderosi (se lo sono detti esplicitamente durante le operazioni fotografiche) di raccogliere il massimo numero possibile di like su qualche social.
Auguro loro il miglior successo.
Sono però curioso di sapere se a lui piacerà il colpo della strega e a lei la polmonite che si sono procurati.

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BENVENUTI A FICAIOLE

Apro gli occhi tra le coltri, convinto di giacere sul letto a casa mia, ma secondo il mio cellulare, che individua automaticamente dove mi trovo, sarei nella sconosciuta-ma-preclara Ficaiole.
Che culo, eh?

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L’INFALLIBILE LEGGE DELLA “L”

No, cari signori, niente post pecorecci.
È che, in treno, la mia vicina di posto, appartenente alla categoria delle scimmie urlatrici, da un’ora sta tenendo una lectio magistralis sui segreti delle t-shirt di taglia “L”.
Travolto dall’interesse per l’argomento e sobillato dal volume della voce medito di tagliarle (come “taglia”) la “L” (come lingua).

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UNA BORRACCIA DI GUTTALAX

Le funzioni corporali hanno con ogni evidenza una consistenza inversamente proporzionale alla posizione in classifica.
Un paio d’ore e un centinaio di pedalatori dopo l’eroico ma ipovedente mingitore che mi ha irrorato il cancello, eccone un altro.
Ha l’aria più provata del collega.
Giunto solitario alla cima del colle di fronte a casa mia, scende e si guarda intorno circospetto. Adocchia la colonna del cancello e un cespuglio lì accanto.
Si guarda attorno di nuovo. Nessuno in vista.
Passa davanti al cartello con scritto “zona videocontrollata” e si addentra nella macchia, immortalato dall’inesorabile telecamera.
Esce quindi dalla portata dell’obbiettivo, ma si trattiene per un tempo inequivocabile, quello di un’evacuazione in piena regola.
Abbandonato sul posto il frutto della deiezione e relativo apparato di cellulosa, visibilmente sollevato inforca quindi la bici e si allontana.
Si ignora se lo smottamento intestinale fosse dovuto allo sforzo compiuto per l’ascesa, all’ingestione di troppo costoleccio mal cotto o all’essersi visto alle specchio senza adeguata preparazione psicologica.
Dei risultati dello “sforzo” esiste comunque anche una documentazione fotografica dettagliata, a disposizione di chiunque vi abbia interesse.

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RITRATTO DI CICLOMINGENTE CIECO

Caro ed “eroico” ciclomingente,
che ansioso di liberare le viscere dopo le libagioni di fondovalle e di sputare il cuore affioratoti in gola dopo 7 km di erte rampe percorse con la ribollita sullo stomaco, tu che credendoti non visto ti avvicini ratto ratto, ti abbassi le pietose brache alla Girardengo indossate ad hoc rendere più appariscente la tua carnevalata a due ruote, per poi pisciare bel bello sul mio cancello, insensibile a (o dimentico de) gli ulteriori 6 km di ottimi greppi deserti, fitti cespugli, ascose macchie, inabitati sacelli ove avresti potuto con massima tranquillità svuotare la dolente vescica, anzichè proprio sull’uscio di casa mia, sappi che la mia rapace telecamera, oltretutto palesata da affissioni che hai ignorato, ha ripreso ravvicinatamente tutta la tua insolente quanto deprimente esibizione idraulica, incluse le flaccide penzolanze e il numero di pettorale.
Dopo il tuo, ha ripreso anche quello di un altro gruppetto di imbecilli tuoi compari che, ispirati da te e analogamente addobbati da buffoni, ti hanno imitato, convinti che la proprietà altrui sia la latrina loro.
Bene, ci tenevo a dirti che sarò lieto di mandare il prezioso documento filmato agli organizzatori dell’allegro raduno e all’amministrazione comunale per fargli sapere, qualora, come sospetto, già non lo sapessero, di quanto incivili e idioti siano certi partecipanti (una indubbia minoranza, ma non così esigua) a un evento che raccoglie per fortuna anche tanta brava gente desiderosa solo di divertirsi con sobrietà ed educazione.
Spero comunque che nel tuo caso le espulse urine siano come gli accidenti: ti tornino indietro. Meglio se in faccia.

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UN ACCREDITO SENZA CREDITO

Ricevo un’email con cui mi si chiede di “confermare l’accredito” a un evento, in programma domani, per il quale non solo non ho chiesto alcun accredito, ma di cui ignoravo l’esistenza.
Stavo per rispondere “no” quando mi sono accorto che, in calce alla richiesta di conferma di cui sopra, l’ignoto mittente scrive anche che “coglie l’occasione” per invitarmi all’evento medesimo.
Ecco.