colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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SIESTORMULA UNO

Al netto della fulgente bellezza della livrea Ferrari (rosso Can-Am 1971, studiate asini), è bastato mezzo giro per la somministrazione del barbiturico automobilistico televisivo al Mugello.
Buon riposo a tutti.

PS: inutile mettere la sveglia, riparte la corsa e dopo 300 mt siamo da capo.

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UDENTI MA SORDI

Categoria insopportabile e diffusissima è quella di coloro che sentono ciò che gli dici ma non ascoltano, per cui, nonostante le ripetizioni, continuano a non capire nulla di quanto raccomandi e fanno l’opposto di quanto chiedi.

Una prece.

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MONOPOLORMULA UNO

Oggi a Monza si sta celebrando il funerale della Formula Uno, camuffato da GP d’Italia.
Se due piccioni si posano su un albero a 100 mt dalla pista, esce la safety car: potrebbero indurre qualche pilota a osare un sorpasso invece di aspettare che la classifica la facciano mappature, gomme, soste ai box e direzione di gara, che sanziona anche il colore delle mutande.
Ridicolezza profonda e irreversibile.
Poi peggiora: c’è un botto senza conseguenze, corsa interrotta, i piloti scendono e vanno in monopattino, uno addirittura va a protestare in direzione.
Ci manca il picnic nel parco.

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IL SIGNOR INGOMBRANTI

Ore 9.30, chiamata sul cellulare da un ignoto numero monzese.
Io: pronto?
Voce femminile (brusca): è lei che ha chiamato?
Io: scusi, ma lei chi è?
Lei: click.
Conto fino a diecimila, declasso l’interlocutrice dal lanciafiamme al kriss malese e richiamo il numero misterioso.
Lei: ingombrantiiii!
Io: ingombranti?
Lei: qui rifiuti ingombranti.
Io: qui di ingombrante c’è quello che sto per dirle dopo che mi ha riattaccato in faccia poco fa.
Lei (imperterrita): è lei che ha chiamato per i rifiuti ingombranti?
Io: no.
Click.

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GOT MY MOJO WORKIN’

In una memorabile scena di uno dei miei film prediletti, ambientato nel 1973, un tizio spiega a un altro che esiste un “mojo” che “in soli 27 minuti spedisce pagine attraverso il telefono”. In altre parole, il primo rudimentale fax.

Se oggi qualcuno ti dicesse che ti manda un documento urgente o le istruzioni della lavatrice guasta via fax e al ritmo di mezz’ora a foglio, tu muori di rabbia o di risate.

Poi, tramite il solito mirabolante sito, ti offrono un fulmicotonico servizio su “cloud” capace di fare di tutto, compresi il caffè e il cambio di stagione nell’armadio.

Interessante.

Ma siccome loro sono moderni, “in cloud” appunto, si guardano bene, ovviamente, dal fornire informazioni ai potenziali clienti attraverso tecnologie superate e oscurantiste, tipo ad esempio l’orribile telefono, fonte peraltro di infiniti seccatori, e nel sito hanno una chat: tu scrivi in diretta le domande e loro in diretta ti rispondono.

Ganzo, no?

Peccato che (e lo precisano pure) per default le risposte non possano mai arrivare prima di un’ora, nel senso di sessanta minuti. Ne consegue che se hai, come è normale visto che si tratta di servizi delicati, professionali e a pagamento, quattro o cinque domande o chiarimenti, a seconda dell’orario di inoltro avrai le informazioni che ti servono non prima di mezza giornata o di un giorno intero.

Autentici genii della vendita.

O hanno inventato la web zen?

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CON LA MASCHERINA MI SENTO NUDO

È di oggi la notizia che a Cap d’Adge, il villaggio della Languedoc ritenuto la capitale europea dei nudisti, il tasso di contagi da covid supera di quattro volte quello medio della regione.
Nulla di strano, direi.
Mica vorrete che chi non mette la mascherina nemmeno “lì” sia poi disposto a mettersela sul viso?

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LA RIBAMBOLA


Come da copione è riscoppiata la bambola del Covid.
Non che il Covid fosse passato, ovviamente, ma l’attenzione era piano piano slittata dall’allarmismo un po’ isterico e smarrito dei mesi del lockdown ad argomentazioni di natura più politica, economica, scientifica e sociale.
Complice la stampa, che però in fondo dà risalto a ciò che alla gente interessa, in una sorta di eterno ritorno reciproco, il riaccendersi del panico si basa su alcuni fattori evidenti e concomitanti: l’aumento dei contagi (o del loro accertamento, questione sottile), la prospettiva di una seconda chiusura, l’esaurirsi delle condizioni vere o presunte di attenuazione della pandemia (distanziamento, clima caldo, etc), il drastico abbassamento dell’età media degli infetti, i contrasti tra politici e amministratori, le scadenze impellenti e tassative (scuola, lavoro).
La campagna elettorale permanente, i vari appuntamenti con le urne e le grandi manovre dei partiti fanno il resto.
Prepariamoci a un autunno che sarà caldo ancora prima di cominciare.
Praticamente estate.

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IL LAVORO RENDE LIBERI?

Terminate le geremiadi, gli psicodrammi, le sedute di analisi, le sindromi maniaco depressive per essere stati costretti dal lockdown a stare sul divano con le mani in mano, il che, a loro dire, era l’anticamera della chiusura della loro attività, una manica di gente che d’estate dovrebbe lavorare anche perché di servizio e supporto ad altre categorie che d’estate lavorano, dal 7 al 24 agosto è irreperibile perché in ferie.
Andate affanculo, detto di cuore.