colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

article placeholder

BUONI PROPOSITI 2020: PRIMA VERIFICA

Allo scoccare della terza settimana dell’anno, è il momento di un bilancio midterm, come direbbero gli ameregani.
Dunque:
1) basta fare gratis cose per chi direttamente o indirettamente ci guadagna: mantenuto.
2) basta fare cose gabellate per lavoro ma in cui in realtà sei chiamato per altro: mantenuto.
3) basta dare risposte che alla fine vengono a priori percepite come un sì: mantenuto.
4) basta fare, gratis o meno, cose che potrebbero fare anche altri ma che, a pari costo o beneficio, si dà per scontato farai te: mantenuto.
5) basta lasciar credere che la tua serietà e spontaneità vengano scambiate per complicità: mantenuto.
Diciamo che per ora non mi posso lamentare.
Infatti si lamentano già in parecchi.

article placeholder

TU CHIAMALO, SE VUOI, CONTRAPPASSO…

Missione Firenze-Roma per la conferenza stampa di BTO 2020.
Scendi dal treno, sali tre piani, ti ritrovi sui portici di travertino e poi…nelle sede di Facebook italia!
Come critico ideologico della cultura social sono servito.
Forse era meglio se mi mettevo la barba finta, però il posto è bello.

article placeholder

POSTEPA(ZZ)Y…

Dovevo restituire 100 euro a un amico che vive in una città lontana. Gli chiedo come fare. Lui mi dice: semplice, ricaricami la carta postapay dal tabaccaio.
Io, che ovviamente di questa postapay ignoravo abbastanza l’esistenza e del tutto il funzionamento, per non fare la solita figura del dinosauro poco informato e antimodermo ho detto subito di sì, lì per lì maledicendomi pure per non averci pensato da solo. In effetti, vedi, ho commentato tra me e me, questi sistemi tecnologici a volte sono pratici e veloci.
A volte, appunto.
Ecco, avete presente quando nel secolo scorso per andare in certi paesi ci voleva il visto, che veniva rilasciato solo dall’ambasciata a Roma e quindi bisognava andarci apposta, subendo vari interrogatori da parte di solerti funzionari dei servizi segreti? Oppure avete presenti tutti i fantasmi che agitano gli isterici anti Brexit vagheggiando doganieri arcigni e frontiere britanniche inviolabili se non a costo dell’ostentazione di orrendi lasciapassare pieni di timbri?
Nulla, proporzionalmente parlando, in confronto al Postepay.
Dicono che sia, e non ne dubito, per l’antiriciclaggio.
In ogni caso, per versare anche cento lire sul Postepay di un amico, o della nonna, o del nipotino rimasto senza soldi a Disneyland occorrono:
– tuo documento di identità
– tua tessera sanitaria
– numero della carta del beneficiario
– codice fiscale del medesimo
– tua carta di credito.
Tutto viene inserito a mano su una macchinetta che spesso si inceppa per sovraccarico o mancanza di linea, mentre alle tue spalle il tabagista in astinenza o il pensionato che è senza biglietto e perde il bus sbuffano nervosamente.
Dopo quasi venti minuti il tabaccaio, visibilmente sollevato, sorride e mi fa: ce l’abbiamo fatta.
Anch’io tiro un sospiro di sollievo, rimetto in fretta nel portafogli tutti i documenti e faccio per prendere la porta, ma lui mi blocca: “Aspetti, c’è la ricevuta!”.
Il fumatore smadonna, il pensionato geme.
Mi aspettavo una specie di scontrino e invece no: da una stampante comincia a uscire un interminabile papiro filigranato arancione pieno di numerini fittissimi che, mi spiega l’esercente, riportano i dati della transazione, compresi numero di scarpe del beneficiario e elenco dei miei antenati in linea paterna fino alla sesta generazione.
Al termine me la porge. A casa l’ho misurata: è lunga 36 cm e larga 8, come mezzo foglio protocollo. Praticamente un tazebao burocratico-finanziario.
Tocca poi alla stampa della ricevuta della carta di credito.
A questo punto, il tabagista si taglia la giugulare, il pensionato senza biglietto si butta sotto al bus che doveva prendere, io ho perso quasi mezz’ora, il tabaccaio almeno cinque clienti.
Però l’apparato dell’ufficio italiano complicazione affari semplici è felice.

article placeholder

LA MUSICA. I DISCHI. IL BAR. L’AUTOGRILL

Riflettevo oggi sul fatto che per berti al bar due mefitici spritz fatti con la sciacquatura di prosecco o per farti all’autogrill una rustichella alla plastica igp e un’acqua minerale spendi facilmente dieci euro.
Ovvero, più o meno, l’equivalente con cui ovunque, bianchi dei medesimi autogrill compresi, puoi comprare cd di musica bellissima, album fondamentali, pezzi mancanti della collezione, titoli di artisti nuovi o sconosciuti, insomma beni che anziché un tossico quarto d’ora durano tutta la vita. E che puoi riascoltarli tutte le volte che vuoi, anziché consumare ed espellere in pochi minuti.
Naturalmente tra le due cose non c’è paragone, ma si tratta di una considerazione logica e ovvia.
La cosa peggiore, subito dopo, è stato invece realizzare come alla fine, nonostante il ragionamento appena fatto e le svariate migliaia di dischi posseduti, durante la mia esistenza abbia speso di gran lunga più al bar o in autogrill che in musica.
Il che non solo mi pare impossibile, ma soprattutto assolutamente imperdonabile.
Occorre dunque rimediare al più presto.

article placeholder

IL REDDITO DI CITTADINANZA E MARIA ANTONIETTA

Spopola in rete il caso delle copiose bocce di Dom Perignon acquistate dai poverelli veri o presunti con il reddito di cittadinanza.
Io sto con i poverelli.
Nel senso che la disonestà vera non è la loro, è quella intellettuale di chi la tesserina gliel’ha data inseguendo voti e demagogia. Cose che spesso coincidono e che secondo convenienza o invidia vengono spernacchiate o meno da oppositori ideologici i quali, miracolosamente, quando cambia il vento diventano muti sodali.
I furbetti del redditino insomma si sono semplicemente adeguati al sistema in cui vivono, che altro dovevano fare?
Si sono sentiti invitare a bere champagne anzichè vino in brik e hanno obbedito.

article placeholder

DOPO LE PALLE DI NATALE, QUELLE DI SAN SILVESTRO

Le mie più profonde e solidali condoglianze agli sciagurati abitanti delle Samoa Americane, che festeggeranno il capodanno domani a mezzogiorno ora italiana e quindi prima saranno condannati a trifolarsi gli zebedei con i reportage televisivi da altri 23 veglioni di tutto il mondo.
Per la verità mi risulta ci sia un posto nel Pacifico, l’isola di Howland, dove la mezzanotte del 31/12 scocca addirittura alle 13 italiane di domani, ma c’è un vantaggio: è disabitata.
Enjoy!

article placeholder

MA SE LO FAI APPOSTA, ALLORA DILLO!

Dite che capitano tutte a me, ma sentite questa.
Alle 13.40 del giorno di San Silvestro suona il campanello.
E’ una scampanellata nervosetta, diciamo pure aggressiva, e la cosa già mi indispone un po’.
Vorrei far notare che sul mio cancello è scritto a caratteri cubitali dove ci si trova e chi ci abita.
Io: chi è?
Lui: quello dell’installazione, apri!
Io (già seccato da prima ed ora decisamente risentito): apro un tubo, chi cerchi?
Lui: devo installare il satellite.
Io: non aspettiamo nessuna istallazione di nessun satellite.
Lui: ma te chi sei?
Io: io sono io, te chi sei?
Lui: sono quello che deve installare il satellite.
Io: bravo, ora dimmi chi ti manda.
Lui: la ditta xy (ovviamente a me sconosciuta).
Io: ora dimmi chi cerchi.
Lui: yz (ovviamente a me sconosciuto).
Io: hai sbagliato posto.
Lui: sei sicuro?
Io (ormai lustrando la colubrina): sì, lo vedi che c’è scritto sul cancello?
Lui: sì, lo vedo.
Io: ecco, leggi ad alta voce.
Lui legge ad alta voce il mio nome scritto sul campanello.
Io: sono quello che stai cercando?
Lui: no.
E se ne va.
NB: chi fosse di preciso alla fine non l’ha detto, però aveva un furgone con una scala sopra, quindi forse un installatore lo era davvero. Non intelligentissimo, però.

article placeholder

DIETA SPIRITUALE PER L’ANNO CHE VERRA’

Mettiamo da parte i buoni propositi convenzionali (dieta, palestra, tempo per sè, blablabla) e focalizziamoci su quelli seri, oltre che praticabili:

1) smettere di fare gratis cose per chi sulla tua gratuità ci guadagna;

2) smettere di prendersi cura, per eccesso di senso di responsabilità, di cose di cui tutti gli altri allegramente si fregano;

3) smettere di dare idee e consigli a chi non ha testa per averli, ma poi li mette in pratica e li spaccia come suoi;

4) smettere di fare cose per qualcuno senza avere la certezza che il qualcuno faccia una parte, se non uguale, almeno ragionevolmente equivalente alla tua;

5) smettere di presupporre la buona fede del prossimo e di attendere eventuali (ma poi sempre puntuali) smentite;

6) smettere di agire per senso del dovere a favore di chi sul tuo senso del dovere ci marcia;

7) incazzarti se non ricambiano i tuoi favori e le tue cortesie anzichè far finta di nulla;

8) smettere di fingere di non vedere con chi sa perfettamente che hai visto ma conta sulla tua complicità;

9) smettere di valutare qualsiasi cosa per il suo valore intrinseco e non per il tornaconto che può darti.

10) fare tutto il contrario di quanto sopra, ma sapendo che chi hai di fronte sa cosa pensi.

article placeholder

PUGNO E MARTELLO

Quelli che a ogni ora del giorno fremono di indignazione politica e che nemmeno per un attimo, manco durante le più santificate feste, sanno interrompere il flusso di rotture di palle al prossimo coi loro socialanatemi ideologici, si tranquillizzino: questo post parla di tutt’altro.
Cioè di quando la notte di Natale, con la casa piena di ospiti, alcuni termosifoni cessano di funzionare e il superamplificatore stereo per riparare il quale hai investito centinaia di euro riprende a fare i capricci di sempre.
Ebbene, con buonissima pace dei mai troppo evocati aedi di robotica, domonica, elettronica e informatica, il pragmatico quanto risolutivo rimedio adottato da chi scrive è stato il seguente: cazzottone con colorita  imprecazione sulla parte superiore dell’amplificatore del menga e serie di rabbiose martellate sugli stramaledetti caloriferi.
Effetto immediato con durevole ripresa del funzionamento.
I riparatori ladrerrimi e incapaci continuino tranquilli le immeritate vacanze, non li disturbero’.

article placeholder

E’ UN LETTORE DI TITOLI, MA SA GUARDARE ANCHE LE FIGURE…

 
Il lettore di titoli è un critico implacabile.
Non sa di che si parla, ma è arcisicuro di averlo capito e si avvale pure di un’infallibile, rivelatrice arma segreta: la contemplazione delle figure, di cui è grande specialista.
Grazie alla potenza di questa devastante combinata, non hai scampo: lui commenta con toni pontificali e tu sei condannato a subire gli effetti dialettici della sua callida ignoranza.
Ben che vada, se si sbaglia (il che ovviamente avviene sempre, poichè si esprime a caso), addossa la colpa dei suoi abbagli alla fantomatica figura del “titolista”. E quando gli chiedi espressamente se ha letto l’articolo lui ti risponde, sprezzante, che “certo”, l’ha letto.
Il titolo, si capisce.
Siccome poi i lettori di titoli sono in combutta e fanno rete, si tengono bordone tra loro.
Di solito la chiosa di uno scatena il domino turbinoso degli altri, che presto si tramuta in un’autentica bufala autorigeneratrice destinata ad aleggiare in rete per giorni. Cosa che, sottolineo, riempie d’orgoglio il lettore di titoli, in quanto lo convince di essere un originatore di opinioni.
Va però aggiunto che limitarsi a titoli e figure lo mette al riparo dal rischio di scoprirsi uno degli 80 italiani su 100 che sono analfabeti funzionali, cioè incapaci di capire ciò che leggono…