colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

article placeholder

24/7/365

Ovvero l’operatività millantata da una certa ditta che pubblicizza i propri servizi. La stessa ditta che, da me interpellata giovedì scorso, doveva ricontattarmi dopo 15 minuti e io sto ancora aspettando. Cave reclamem!

article placeholder

CIAO GINGER (senza Rogers)

In questo che si rivela sempre più un anno-ecatombe, ieri è toccato a Ginger Baker, batterista-mito e soprattutto personaggio di non comune spessore. Avevo letto un paio d’anni fa una sua interessante intervista, provocatoria e spigolosa al punto giusto.
L’anagrafe purtroppo chiede il suo tributo e non fa sconti.
Sarebbe però interessante se la scomparsa di Baker desse finalmente il via a qualcosa che nel rock – per tutto ciò che un’etichetta così onnivora può significare – ancora manca: una stagione di rilettura critica della musica e dei musicisti, tesa a cogliere certe sfumature che la contemporaneità e il loro far comunque parte di un sistema comporta.
Prima o poi si dovrà cominciare.
So long, Ginger.

article placeholder

IL SILENZIO PLUMBEO…

…perfino sibilante, di una grande casa di campagna, deserta, nell’ora del tramonto di un giorno festivo, ha un che di solenne e quasi fatale. Induce a ricordi, considerazioni, oblii. Tutto appare immobile di un’immobilità eterna e pesante. Gli oggetti ti guardano da occhi nascosti, penetranti. Noti le copertine dei libri inarcate per l’umidità, i fili delle tele dei ragni. Osservi cieli corruschi e minacciosi, sul punto di spegnersi coll’ultima luce.
E poi ti ricordi di aver appena bevuto una birra a stomaco vuoto.

article placeholder

FA CALDO, GOVERNO LADRO

Evviva, la camaleontica mente umana fa sì che da qualche giorno siamo tutti diventati anche climatologi, anzi talmente climatologi da ritenersi capaci di contestare pure quelli veri. Dallo scranno di fb, si capisce.
Siamo davvero grandi!

article placeholder

SCUSATE, MA…


Tizio ti chiede l’amicizia, tu resisti, lui insiste, tu indaghi su chi sia e perché ti tampina, poi concludi che forse in fondo è solo una brava persona bisognosa di sicurezze e gliela concedi.
Tempo due secondi, senza neanche dire ciao, e lui ti chiede di mettere un like su qualcosa di suo.
E va ancora bene.
Il punto infatti è un altro.
Se uno pur di avere un like da me, che non sono nessuno, perde un’ora buona tra reiterate richieste, digitazioni varie, etc, ma che fa nella vita?
Che vantaggi può avere da un like così a lungo perseguito. Mio, poi?
Ecco, questo mi sfugge: il rapporto costi/benefici.
Chi me lo spiega?

article placeholder

I GIORNALISTI E IL PARADOSSO DEL CALZOLAIO

Uno dei più noti adagi dei giornalisti di vecchia scuola è che i principali strumenti della nostra professione sono due: il primo è ovviamente la penna e il secondo le suole delle scarpe, quelle che si consumano per andare sul posto e vedere di persona cosa succede.

Ora non so se sia vero, perchè me lo riferiscono (e in questo mi rendo conto di contraddire subito il principio su esposto), ma risulterebbe che a un recente corso di formazione organizzato dall’OdG per orientare i colleghi verso la fantasiosa meta dell'”autoimprenditoria” sarebbe stata illustrata, come esemplare case-history di gente che “ce l’ha fatta”, quella di alcuni “ciabattini” di successo.

Credo che in molti l’abbiano presa come una beffarda provocazione e che tutti l’abbiano presa comunque parecchio male.

article placeholder

MINGO, ERGO SUM

I tempi cambiano e le inquietudini esistenziali con loro.
Una volta ci si chiedeva: “Ma io chi sono, dove vado?”.
Poi Chatwin cominciò a domandarsi: “Ma io che ci faccio qui?”
Stamattina in home page del primo quotidiano nazionale campeggiano l’angosciante interrogativo e l’auspicabile risposta che oggi inquietano l’italiano medio, ops, contemporaneo: “Ma perchè faccio pipì così spesso?”.
Mingo, ergo sum.

article placeholder

InTIMerata

Se all’ora di cena, quando la gente normale si accinge al desco, e in più in concomitanza con la partita di Coppa dei Campioni, squilla il molesto telefono, quale imbecille potrà mI essere che chiama?
Infatti non è un imbecille normale, ma un imbecille per azioni: l’ineguagliabile, autolesionistica Tim!
La quale oltretutto non ti chiama tramite il classico call center, ma con un disco preregistrato che, appena rispondi, ti chiede l’anno di nascita.
Il mio non gliel’ho detto, ma in compenso anelo ardentemente di conoscere l’anno di morte di tutti loro. Magari quello corrente?

article placeholder

AIUTO:MI STANNO SUGGERENDO DI CAMBIARE MESTIERE!


Come ahimè temevo (vedi qui http://www.alta-fedelta.info/giornalisti-autoimprenditori-nasce-la-doppia-morale), la mancanza di risposte deontologiche preventive al corso odg di “autoimprenditorialita’ giornalistica” in corso alla cciaa di Firenze sta trasformando il corso medesimo in una corrida dialettica.
Mondi che non si parlano: giornalisti che vogliono fare i giornalisti ma svolgendo attività incompatibili col giornalismo, incolpevoli docenti che suggeriscono di svolgere quelle attività incompatibili, uditorio smarrito e quasi nessuno che capisce il problema.
Dalla padella nella brace…

article placeholder

SANTIAGUANTANAMERA

.
Per giorni ho inseguito dimessi pellegrini, taluni in maschera e comunque caracollanti sotto zaini giganteschi, tutti in preda – pensavo – al furore mistipodistico di giungere, dopo un estenuante cammino, al solenne santuario giacobeo.
Me li ritrovo invece ammassati sotto un loggiato, coi telefonini in mano ed esposti all’allibito sguardo di pietra dell’apostolo. Non però intenti a santificarlo o a massaggiare con pazienza le stanche membra, bensi alticci e sudaticci a ballare un’improbabile versione discobandistica di Guantanamera eseguita da un ancora più improbabile ensemble travestito da Inquisizione, il cui bandleader incita i mentecatti a perversi trenini odeporici stile a-e-i-o-u-ipsilon.
Auguro a costoro, che si ostinano a non usare il cervello di cui sono del resto con ogni evidenza privi, millanta marce forzate senza possibilità di far ricorso al miracoloso Callifugo Ciccarelli. Al termine, li aspetto a pie’ fermo col lanciafiamme per un caldo commiato.
In allegato foto dimostrative.