colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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TRIBUNA (DA STADIO) POLITICA

Assisto ormai da mesi, sconcertato, alla pubblicazione massiva qui su FB, anche da parte di persone (almeno fino a ieri) di comprovata intelligenza, di sgangherati slogan da tifo politico e di patetici scambi di accuse in cui un estremista senza cervello dà di estremista senza cervello al suo omologo di fede opposta, rimproverando al prossimo di fare ciò che egli fa per primo.
Oltre che irritante, ciò è vomitereccio e la sociaindignazione emulativa sta diventando una malattia psichica a tutti gli effetti.

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LA FINE DEL CALCIO È (ANCHE) SUGLI SPALTI

Sullo squallore di un calcio apolide in cui giocatori apolidi giocano in nazionali apolidi, ma lo chiamano “campionato mondiale”, mi sono già espresso.
L’altra faccia, forse perfino peggiore, di questo puerile teatrino è sugli spalti: un carnevale indecoroso di dementi variopinti che, invece di guardare la partita, mangiano, bevono, ruttano, ballano, si mascherano e si dipingono, tutte maschere grottesche alla sola e perenne ricerca della telecamera, prede di un esibizionismo sdoganato e quindi immune ormai, purtroppo, dagli strali di costume.
Una plebaglia serva del marketing che deve estinguersi per la salvezza dello sport.

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BONIFICI MALEFICI E BONIFICATORI MALVAGI

Arriva l’email di un committente che mi (ri)chiede gli estremi bancari perché, a suo dire, “il bonifico per il pagamento è tornato indietro”. Io chiedo: “Ma lei quando ha fatto il bonifico?”. Lei: il 29 maggio”.
Controllo ed emerge quanto segue:
– la somma è riferita non a compensi, ma (oltretutto) a spese da me anticipate.
– periodo: primavera 2017
– data di rimborso prevista: ottobre 2017
– 1° sollecito: dicembre 2017
– 2° sollecito: gennaio 2018
– 3° sollecito: 19 febbraio 2018.
La callida ragioniera il 14 giugno 2018, facendo finta di nulla, mi dice che il pagamento riferito a prestazioni di quindici mesi prima e effettuato con otto mesi di ritardo è tornato indietro. Nel frattempo potrei essere morto o, per fortuna, aver solo cambiato banca.
Il mio cordiale vaffanculo, invece, non torna indietro perché ha biglietto di sola andata.

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UN’INDIFFERENZA MONDIALE

C’è una prima volta per tutti e ora c’è anche per me (ma sono in buonissima compagnia): un mondiale di calcio senza l’Italia.
Mi sono chiesto spesso, nei mesi scorsi, che effetto mi avrebbe fatto.
Bene, l’effetto è duplice: colossale incazzatura al momento dell’eliminazione e totale indifferenza per le sorti del torneo adesso.
Al punto che solo ora mi sono reso conto che tutto cominciava oggi.
Vabbè, se lo giochino pure: noi facciamo schifo ma che volete, ci sono Panama e Arabia Saudita, spettacolo, fascino e livello tecnico sono garantiti.
La chiamano democrazia pedatoria…

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DALL’ÒMERO A CÒIMBRA: VIAGGIO TRA GLI ACCENTI AD MINCHIAM

Potenza della telepatia!
Avevo appena battuto giusto due sillabe di questo post dedicato alle imperanti castronerie fonetiche quando squilla il telefono.
E’ un tipo che dice di occuparsi di editòria.
“Prego?”, chiedo io. “Editòria”, scandisce lui come se nulla fosse e anzi un po’ seccato.
Sì, avete letto bene: editòria, con l’accento (grave, oltretutto) sulla o.
Proprio ieri sera del resto, alla cena della compagnia aerea portoghese TAP per l’inaugurazione del nuovo volo Firenze-Lisbona, una callida e forbita presentatrice della Regione Toscana ha fatto più volte trasalire gli ospiti lusitani e non mitragliandoli di domande sulla famosa città di Còimbra, sempre con l’accento sulla o.
Ripenso allora all’arcinoto ma sempre agghiacciante aneddoto di quella giovane laureata milanese in scienze delle comunicazioni o giù di lì che tempo fa, invitandomi con insistenza a una conferenza stampa, carinamente mi ricordava l’indirizzo: via Òmero.
Sì, quell’òmero lì: l’osso del braccio.
E così anche oggi, come ieri, come allora non ho potuto non farmi la stessa domanda: ma pur nell’ignoranza della pronuncia e, evidentemente, dell’oggetto de quo, possibile che questa gente, anche per caso, di straforo, non abbia mai sentito dire editorìa, Coìmbra, Oméro?
Boh!
Anzi, bòh!

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LONTANO DAGLI OCCHI, LONTANO DAGLI SCHIAFFI?

Molti si lamentano, a ragione, che FB è (anche) un coacervo di spioni, insomma di pesci in barile che, muti, osservano gli altri.
Ma c’è di peggio.
Mi vengono in mente due categorie.
I cretini espressi, cioè quelli che sul social in ogni momento disvelano compulsivamente il proprio vuoto cerebrale, e soprattutto i cretini semiespressi, cioè quelli che si comportano proprio come i primi, ma al contrario di loro si travisano.
Fateci caso: è pieno di mentecatti che grilloparlanteggiano a vanvera su qualsiasi argomento, ma nascondono il proprio volto dietro maschere, simboli, emoticon (se ho capito bene che vuol dire), espressioni indecifrabili, barbe finte.
Il motivo? Oscuro visto che, al netto degli pseudonimi, essi si manifestano col proprio nome e cognome e asseverano la loro stolidita’ con copiosi scritti probatori.
Spesso si scopre che sono militanti di partiti, di ideologie, di schieramenti. Insomma agitatori.
Però si mascherano.
Più che per la vergogna, sarà per limitare gli schiaffi?

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LO DICO O NON LO DICO?

Lo dico: provo sincera pena per i moltissimi che non sanno trattenersi dal fare commenti politici, di qualunque colore, su FB. Credo sia superfluo spiegare il perchè, ma se proprio non fosse chiaro basti leggere il livello medio delle note e dei commenti, che danno la misura dello spessore dell’uditorio. Et de hoc satis.

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LA SEGREDIGITERIA TELEFONICA PASSO E CHIUDO

Non so se hanno inventato prima il centralino per smistare le telefonate o la segreteria telefonica per registrarle. Una cosa però è certa: se uno non poteva rispondere, perdeva le chiamate ma in compenso trovava un messaggio.
Poi, con lo stesso scopo, hanno messo le segreterie telefoniche ai cellulari.
Poi, per evitare le conversazioni vocali, ma dando l’opportunità di mandare comunque comunicazioni immediate, hanno inventato gli sms, in seguito sostituiti da messenger e whatsapp i quali, correndo in rete, facevano prima e meglio. Infine, ad apparente chiusura del cerchio, sono arrivati i messaggi vocali di whatsapp, che invece riportano al punto di partenza.
Al cubo, però: prima chi non poteva rispondere si faceva lasciare un messaggio, ora il messaggio lo lascia a priori chi non può scriverlo.
Tanta ipertecnologia per tornare ai modi di comunicare delle vecchie radio ricetrasmittenti:
“Sei a casa? Passo”.
“Sì. Passo”.
“Butta la pasta, arrivo. Passo”.
“Ok. Passo e chiudo”.