Non so se davvero esso fosse un segno di civiltà o, almeno, d’uso di mondo, come il praticante abituale Giulio Andreotti lasciava intendere, ma una cosa è certa: la civiltà contemporanea ha abolito il pisolino. Insomma l’abbiocco, il placido addormentamento frutto della combinazione tra noia, rilassamento e disponibilità di tempo.
Colpa della tecnologia: il cellulare ti rende comunque raggiungibile, la vita on line ti esige a spippolare in ogni dove e momento.
Perfino il luogo simbolo del pisolino, il treno, ha perduto la sua naturale funzione: con l’alta velocità tra sistemazione del bagaglio, scambi di posto, annunci, snack in arrivo, controllo biglietti e fermate intermedie, manca ormai il tempo materiale per addormentarsi un po’.
Ho calcolato che tra Firenze e Milano non sono più di 15 i minuti tranquilli tra un’interruzione e l’altra. Troppo pochi, se si considerano le indispensabili fasi di pre e post dormiveglia costituenti parte integrante dell’abbiocco.
E poi non fai in tempo a sederti che sei già arrivato.
Quindi, addio pisolo.
Ancora una volta, non c’è più religione.